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Nell’estate del 1992 il Foggia del presidente Casillo si era notevolmente indebolito; infatti erano stati ceduti calciatori del calibro di Signori, Baiano, Rambaudi e Shalimov, che nella stagione precedente erano stati fondamentali per il grande campionato disputato dai dauni. Le cessioni avevano arricchito notevolmente le casse societarie: furono incassati circa 57 miliardi di lire. Ma dopo una campagna acquisti sottotono la compagine di mister Zeman alla vigilia del campionato sembrava essere destinata alla retrocessione.

Il direttore sportivo Pavone cercò in tutti i modi di trovare in giro per l’Italia calciatori adatti gli schemi del tecnico boemo. Arrivarono diversi giocatori dalle serie inferiori: Seno, Biagioni, Di Biagio, De Vincenzo, Mandelli, Bresciani, Caini, Bianchini e Nicoli. Erano tutti giovani sconosciuti e farli esordire sin da subito in Serie A sembrava un vero e proprio azzardo.

L’inizio del campionato del Foggia fu particolarmente negativo e sembrava dar ragione a tutti quelli che avevano già previsto la retrocessione dei satanelli. Nelle prime sette gare i pugliesi collezionarono ben cinque sconfitte ed in classifica avevano un misero bottino di tre punti.

Un netto cambio di marcia vi fu verso la fine di novembre; il Foggia iniziò ad ottenere una serie di risultati positivi fino ad arrivare all’importantissima vittoria sulla Juventus di Trapattoni. Ormai Zeman era riuscito a dare un’identità alla squadra e a ripetere in parte il miracolo della stagione precedente. Tra l’altro ad aiutare la truppa del boemo vi fu anche l’acquisto nel mercato invernale del giovane talento olandese Brian Roy, che diede maggiore qualità e velocità alla manovra offensiva.

Il Foggia proseguì il suo campionato con una discreta media punti e soprattutto nella fase centrale del girone di ritorno, i satanelli riuscirono a mettere in cascina quei punti che furono determinanti per il raggiungimento di una salvezza tranquilla.

Ancora una volta, nonostante le cessione eccellenti, la premiata ditta composta da Zdeněk Zeman e da Peppino Pavone aveva portato a termine una vera e propria impresa.

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