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Abbiamo parlato con uno dei bomber più prolifici del calcio anni’80: il mitico Edi Bivi, che esplose da giovanissimo in Serie A con la maglia del Catanzaro nella stagione 1981/82. In quel campionato riuscì anche ad ottenere la convocazione in nazionale. Successivamente ha giocato in piazze importanti come Bari, Pescara e Cremona.

Lei ha giocato in diverse squadre dove si è sempre messo in luce per la sua vena realizzativa, ma a quale gol è maggiormente legato? E qual è invece secondo lei quello più bello dal punto di vista estetico?

Il gol a cui sono maggiormente legato è quello contro il Napoli su calcio di rigore durante il mio esordio in Serie A. Giocavo nel Catanzaro, avevo solo 21 anni e a tre minuti dalla fine andai sul dischetto tranquillo e pronto per gioire. Esordire nella massima serie con un gol, per me che provenivo dalla C2, fu un’emozione immensa.

Per quanto riguarda il gol più bello esteticamente, mi viene in mente una rete che realizzai quando giocavo nel Mestrina:avevo 18 anni e nel derby contro il Venezia siglai un gran gol da metà campo. Inoltre ricordo anche una rete nel derby Bari-Taranto. Io giocavo con i biancorossi e realizzai un gol di pregevole fattura su calcio di punizione, era la stagione 1986-87.

Dopo la sua grande stagione in Serie A con il Catanzaro nel 1981-82 ha fatto parte dei 40 convocati selezionati da Bearzot alla vigilia di Spagna ‘82. Considerò quella convocazione solo come un premio oppure in cuor suo sperava di partecipare a quel mondiale?

Ricordo indelebile anche se sinceramente rimasi deluso da quella mancata convocazione. Io ci credevo davvero e pensavo seriamente di partecipare a quel mondiale; infatti venivo da un grande campionato con il Catanzaro, dove ero stato vice capocannoniere dietro soltanto a Pruzzo. Il problema è che Bearzot, tra l’altro friulano come me, era troppo conservatore e convocava quasi sempre calciatori che provenivano dalle squadre più blasonate e per chi come me giocava in una provinciale non c’era praticamente spazio.

Ha avuto l’opportunità di essere allenato da allenatori importanti, ma chi le ha lasciato qualcosina in più rispetto agli altri sia dal punto di vista tattico che sotto il profilo umano?

Sicuramente Giovanni Galeone nella mia esperienza a Pescara. Era un vero maestro dal punto di vista tattico. Nella metodologia di allenamento in quel periodo era avanti anni luce rispetto agli altri allenatori. Anche umanamente con Galeone ho sempre avuto un ottimo rapporto.

Vorrei citare anche Catuzzi; infatti nonostante abbia lavorato con lui solo una stagione (Bari 1986-87) mi insegnò moltissimo. Galeone e Catuzzi sono stati due innovatori e davano sempre una forte impronta alle loro squadre. Entrambi avrebbero meritato molto di più.

Cosa ne pensa del calcio di oggi? Per noi è diventato un intreccio tra gossip e business. E’ d’accordo con questa definizione?

Sono perfettamente d’accordo. Ormai si parla poco di calcio e tanto di gossip. Purtroppo questo sport è diventato troppo mediatico ed il livello del campionato italiano, sia in Serie A che nelle serie inferiori, si è abbassato in maniera notevole. Vedo tanti giocatori mediocri dal punto di vista tecnico, che sono sopravvalutati e osannati dai media. Tra l’altro molti di loro hanno valutazioni assurde e fuori dal mondo. Ai miei tempi era molto diverso, per arrivare a giocare in Serie A dovevi essere davvero forte.

Di cosa si occupa in questo momento, lavora ancora nel mondo del calcio?

Diversi anni fa avevo intrapreso la carriera di allenatore e avevo grandi motivazioni. Successivamente ho capito che anche quel mondo era inquinato da affarismi e da altre situazioni che non avevano niente a che fare con il mondo del calcio e dello sport, quindi ho preferito lasciare l’ambiente e dedicarmi ad altro.

(A cura di Giovanni Fusco)

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  • Edy Bivi, corregionale, un dei tanti talenti, dei tanti bomber di provincia che, come dice lui nell’intervista, visto l’attuale livello della serie A, oggi avrebbero quotazioni astronomiche. Li ricordo con gioia e nostalgia, grazie per questi articoli che giustamente ne rammentano le gesta e magari li fanno conoscere alle nuove generazioni.

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