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Abbiamo incontrato Paolo Baldieri ex calciatore di Roma, Pisa, Lecce e Avellino. L’attaccante romano fu anche uno dei protagonisti della famosa under 21 allenata da Azeglio Vicini con la quale realizzò 9 reti in 14 presenze.

Quale considera il momento più bello della sua carriera ?

I miei anni più belli li ho vissuti a Pisa. Con i toscani ho giocato dal 1984 al 1986. Avevo appena 20 anni ed ero già titolare in Serie A, la mia carriera era in netta ascesa e avevo grande entusiasmo.

Indimenticabili anche le stagioni a Lecce; infatti con i salentini ho vissuto una seconda giovinezza togliendomi diverse soddisfazioni come ad esempio la promozione in serie A nel 1993.

Da giovane era considerato un grande talento del calcio italiano, tra l’altro conta anche un numero importante di presenze e di gol con l’Under 21. Cosa le è mancato per la definitiva consacrazione?

Mi sono mancate due caratteristiche fondamentali: il carattere e la cattiveria. Queste lacune caratteriali non mi hanno permesso di sfruttare a pieno il mio notevole potenziale. Non avevo grande fiducia nelle mie capacità e spesso mi sottovalutavo. Il problema è che io giocavo fondamentalmente per divertirmi e alla fine posso dire di essermi divertito. Sono riuscito a dare il meglio di me in provincia dove non c’erano troppe pressioni.

Comunque non ho grandi rimpianti anche perché il calcio per me non è mai stata una priorità assoluta. Nella mia vita oltre alla carriera da calciatore ho sempre dato molto spazio alla famiglia e alle mie passioni.

Lei faceva parte della nazionale under 21 che nel 1986 perse la finale dell’Europeo contro la Spagna. Che ricordi ha di quella sfortunata partita?

Per me il ricordo di quella partita è davvero amaro e non solo per la sconfitta. Giocai circa mezz’ora della gara d’andata subentrando a Mancini. Nella partita di ritorno mister Vicini mi spedì inspiegabilmente in tribuna. Ci rimasi malissimo, anche perché se eravamo arrivati in finale era stato anche grazie ai miei gol. Purtroppo contro la Spagna perdemmo ai calci di rigore e in entrambe le partite fummo molto sfortunati. Fino a quel momento il nostro cammino era stato entusiasmante e costellato da una serie di vittorie.

Azeglio Vicini era riuscito a creare davvero un bel gruppo. Eravamo molto uniti e tra di noi c’era grande entusiasmo e voglia di vincere.

Cosa ne pensa del momento attuale del calcio italiano? Non pensa che ci sia una certa sopravvalutazione di alcuni giovani?

E’ vero, ma questo succede perché ormai i talenti italiani sono talmente pochi che non appena se ne intravede uno si tende subito ad osannarlo e ad esagerare con giudizi troppo affrettati. L’altro problema è che il calcio moderno è diventato troppo mediatico e in questo modo viene amplificato tutto ciò che gira intorno a questo mondo.

Di cosa si occupa attualmente?

Ho un bar gelateria a Lecce, ma la mia più grande passione è la pesca; infatti a questo hobby dedico la gran parte del mio tempo libero.

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