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Continuano le interviste esclusive di Altro Calcio, oggi abbiamo incontrato il mitico Igor Protti ex attaccante di Bari, Livorno, Lazio, Messina, Napoli e Reggiana.

Lei ha giocato in diversi club dove si è sempre messo in luce per la sua grande vena realizzativa, ma a quale gol è maggiormente legato?

Si, ho avuto la fortuna di segnare molti gol durante la mia carriera. E’ chiaro che le reti che ho siglato in Serie A mi hanno dato grandissima visibilità, ma nonostante questo devo dire che il gol a cui sono maggiormente legato l’ho segnato in Serie C con la maglia del Livorno. Era la penultima giornata della stagione 2001-02 e grazie alla mia rete contro il Treviso il Livorno ritornò in Serie B dopo oltre 30 anni. 

Nonostante le sue importanti qualità tecniche è arrivato in Serie A solo a 27 anni. Cosa le è mancato per arrivare qualche anno prima nella massima serie?

Si in effetti sono arrivato in Serie A un po’ tardi dopo la promozione con il Bari nel 1994. In realtà sono molte le cause che non mi hanno permesso di fare prima il grande salto, ovviamente anche io ho le mie colpe. Comunque da ragazzino giocavo come centrocampista, poi col tempo gli allenatori mi hanno spostato in una posizione più avanzata e  ho iniziato a far gol con continuità solamente qualche anno dopo. La svolta per la mia carriera ci fu quando andai a giocare nel Messina in Serie B e iniziai a segnare con una certa regolarità.

Lei è stato, insieme a Dario Hubner, l’unico calciatore italiano capace di essere capocannoniere in Serie A, Serie B e Serie C1. Nel calcio di oggi ritiene ancora possibile che un calciatore possa fare la differenza in tre categorie così diverse? Non crede che il livello tecnico del calcio italiano si sia notevolmente abbassato in tutti i campionati?

Devo dire che questo è un primato a cui tengo molto, perché spesso venivo etichettato come il classico attaccante che poteva fare la differenza solo in Serie B e invece con i fatti dimostrai di valere anche la Serie A.

In effetti il livello tecnico del nostro calcio si è notevolmente abbassato, ma allo stesso tempo è nettamente aumentata la velocità e l’intensità di gioco. Quindi devo dire che è anche difficile far dei paragoni in quanto anche nello sport ogni epoca ha le sue caratteristiche con i suoi pregi e difetti.

Ha avuto l’opportunità di essere allenato da allenatori importanti, ma chi le ha lasciato qualcosina in più rispetto agli altri sia dal punto di vista tattico che sotto il profilo umano?

Ho avuto tanti allenatori importanti e sceglierne soltanto uno è praticamente impossibile. Per la mia carriera è stato fondamentale Beppe Materazzi, che mi fece esordire a 16 anni con la maglia del Rimini e che poi ho avuto anche a Messina e a Bari. Non posso dimenticare le mie stagioni a Livorno con allenatori come Mazzarri, Jaconi e Donadoni che mi hanno dato davvero tanto. A Bari poi ho avuto Fascetti che ho sempre ritenuto un grande allenatore. Ricordo con piacere anche Dino Zoff nella mia esperienza con la Lazio nella stagione 1996-97

Di cosa si occupa attualmente?

Negli ultimi tre anni sono stato club manager del Livorno. Con questa città ho un grande legame e per me è stato un onore aver fatto parte di questa società sia come calciatore che come dirigente

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