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La Fiorentina alla vigilia della stagione 1992/93 era pronta per affrontare il nuovo campionato con una squadra, che almeno sulla carta, sembrava poter ottenere risultati importanti. La società gigliata in sede di calciomercato aveva piazzato dei colpi importanti come quelli di Brian Laudrup, fresco campione d’Europa con la Danimarca, del nazionale tedesco Stefan Effenberg e dell’attaccante Ciccio Baiano, reduce da una grande stagione con il Foggia dove era anche riuscito a conquistare la prima convocazione in azzurro. In panchina fu riconfermato Gigi Radice, che nel campionato precedente aveva sostituito a stagione in corso il tecnico brasiliano Lazaroni. La Fiorentina fu protagonista di un brillante avvio di campionato, e fino al mese di dicembre restò in pianta stabile nelle primissime posizioni di classifica. Ma il 3 gennaio, dopo la sconfitta interna con l’Atalanta, il presidente Cecchi Gori prese una decisione che cambiò radicalmente il campionato dei viola: l’esonero di Radice e l’arrivo al suo posto di Aldo Agroppi, un ritorno quello dell’allenatore di Piombino che aveva già allenato a Firenze con buoni risultati nella stagione 1985/86.

Una scelta inspiegabile, visto che fino a quel momento la Fiorentina era in piena zona Uefa e stava esprimendo anche un calcio particolarmente brillante. Da quel momento la compagine gigliata iniziò ad inanellare una serie di sconfitte che fecero precipitare la squadra in piena zona retrocessione. La società cercò di correre ai ripari nelle ultime giornate sostituendo Agroppi con Chiarugi, ma era troppo tardi: i viola retrocessero in Serie B insieme a Brescia, Ancona e Pescara.

Su quel cambio in panchina nel corso degli anni si diffusero diverse voci e forse anche leggende, ma come spesso avviene nel calcio italiano conoscere la verità diventa alquanto complicato. Personalmente nel libro “L’Altro calcio anni ottanta e novanta” ho parlato di quell’incredibile retrocessione con Malusci e anche l’ex difensore non ha mai capito il motivo di quel cambio in panchina così come anche Carnasciali, intervistato su questa pagina lo scorso anno, fece fatica a comprendere le scelte societarie confermando comunque che all’interno del gruppo non c’era alcun tipo di problema e il crollo della squadra avvenne solo ed esclusivamente per motivi tecnico-tattici

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