Il Lecce di Boniek, una stagione dai due volti

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Nella stagione 1990/91 il Lecce si apprestava a disputare il suo terzo campionato consecutivo in Serie A con una novità importante: il tecnico Carletto Mazzone, passato nel frattempo al Pescara, fu sostituito da Zbigniew Boniek. L’ex calciatore della Juventus era al suo debutto in panchina, ed esordire così presto alla guida di una squadra di serie A era sicuramente una banco di prova particolarmente impegnativo e rischioso.

I giallorossi si rinforzarono con l’arrivo di Sergeij Alejnikov, proveniente dalla Juve, e del brasiliano Mazinho. Due acquisti importanti e di livello internazionale, che si andavano ad inserire in un gruppo già ben rodato. La compagine salentina in campionato partì in maniera positiva disputando una grande fase iniziale. Il Lecce chiuse il girone d’andata a metà classifica, un ottimo risultato e per certi versi inaspettato. Per Boniek ed i suoi ragazzi gli elogi si sprecavano e i giallorossi sembravano ormai essere diventati una realtà del calcio italiano.

Purtroppo a partire dal mese di febbraio le cose per i giallorossi cambiarono radicalmente. La squadra iniziò ad avere un vistoso calo di rendimento e ci furono una serie di infortuni molto lunghi come quelli di Garzya, Marino e Benedetti, pedine fondamentali nello scacchiere del tecnico polacco.

La rosa di quel Lecce era numericamente piuttosto striminzita e così non aveva sostituti all’altezza dei titolari infortunati. Così nel giro di pochissimi mesi la squadra precipitò in zona retrocessione.

Nelle ultime dieci giornate Conte e compagni crollarono ed i giallorossi retrocessero mestamente in B chiudendo la stagione al quart’ultimo posto.

I salentini risalirono in massima serie soltanto due anni dopo con Bruno Bolchi in panchina.

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