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Era il 5 luglio 1994, e gli azzurri negli ottavi di finale si apprestavano ad affrontare un match durissimo contro i campioni d’Africa della Nigeria.

L’Italia si era qualificata alla fase successiva per il rotto della cuffia, e fino a quel momento tutti gli incontri giocati dalla nazionale di Sacchi non avevano mai convinto. La Nigeria era una squadra fortissima, che oltre alla grande fisicità, poteva contare su calciatori particolarmente abili dal punto di vista tecnico come Okocha, Finidi, Oliseh, Amunike ecc.

Ricordo che in quel periodo aveva da poco sostenuto gli esami di terza media, e a quel punto ero totalmente concentrato sui campionati del mondo. A dir la verità non ero molto fiducioso, in quanto nelle partite precedenti gli azzurri avevano dimostrato troppe lacune e Sacchi non era riuscito a dare un’identità ben precisa alla squadra. Le sue scelte non mi convincevano e alcuni calciatori, Roberto Baggio su tutti, sembravano lontani parenti rispetto a quelli ammirati in campionato.

L’Italia si schierava in campo con la seguente formazione:

Marchegiani, Mussi, Benarrivo, Albertini, P. Maldini, Costacurta, Berti, Donadoni, Massaro, R. Baggio, Signori

Ancora una volta Sacchi impiegava Signori a sinistra e lasciava in panchina un talento come Zola. Nonostante i risultati negativi, il mister di Fusignano non rinunciava al suo credo tattico e andava dritto per la sua strada. Un atteggiamento sicuramente coerente, ma che poteva essere allo stesso tempo controproducente, visto che fino a quel momento la sua nazionale non aveva certo brillato.

L’avvio di partita degli azzurri fu incoraggiante con un palleggio che mise in difficoltà la compagine nigeriana. Ma proprio nel momento migliore, ecco la solita distrazione difensiva: un pallone carambolò su Maldini, la difesa restò immobile, e Amunike fu il più lesto di tutti a mettere in rete. Per la seconda volta in quel mondiale, l’Italia passava in svantaggio.

Naturalmente quel gol fu una vera mazzata per la compagine di Sacchi, che non riuscì più ad essere pericolosa. Il primo tempo si chiuse col vantaggio della Nigeria.

Nella ripresa Sacchi mandò in campo Dino Baggio al posto di uno spento Berti.

Gli azzurri riuscirono a rendersi pericolosi proprio con il nuovo entrato D. Baggio, che andò vicinissimo al gol colpendo un palo. L’Italia però non pungeva e finalmente mister Arrigo decise di fare entrare Zola. L’esordio nel mondiale per il talento sardo fu amarissimo: dopo pochi minuti dal suo ingresso fu inspiegabilmente espulso dall’arbitro messicano Brizio. Ancora oggi ci chiediamo il perché. Sotto di un gol e con uomo in meno, gli azzurri sembravano essere ormai destinati all’eliminazione.

Al 43’ ci fu quella che io definisco “la rinascita di Roberto Baggio”, che da quel momento non si fermò più. Il generosissimo Mussi scattò sulla destra servendo un invitante pallone verso il “divin codino”, che con un rasoterra millimetrico superò il portiere avversario. Un gol fondamentale in una situazione disperata. Gli italiani urlarono a squarciagola per quella rete che ci teneva ancora a galla.

Si andò ai supplementari con gli uomini di Sacchi ormai stremati, ma con un Roberto Baggio che finalmente sembra essere tornato quello del Pallone d’oro.

Fu proprio il calciatore della Juventus che nel primo tempo supplementare riuscì a procurarsi un rigore e a realizzarlo. L’Italia era in vantaggio! Non potevo crederci! Quella che sembrava essere la partita del flop azzurro, in pochi minuti si era trasformata la gara della nostra rinascita e soprattutto il risveglio del “divin codino”, dopo un torpore durato per tre lunghe partite.

La Nigeria ormai era stremata dal punto di vista fisico e psicologicamente il secondo gol di Baggio era stato il vero colpo di grazia.

Gli azzurri avevano compiuto un autentico miracolo, ribaltando in dieci uomini una partita ormai persa. Dopo quattro partite di sofferenza pura, Maldini e compagni si erano qualificati ai quarti di finale.

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