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Il Bari nella stagione 1989/90 ritornò in A dopo tre campionati di purgatorio nella serie cadetta.
I biancorossi partivano già da un’ottima base di partenza, grazie alla quale avevano vinto il campionato di B. In quella squadra giocavano calciatori che erano un vero lusso per la cadetteria, parliamo di gente del calibro di Maiellaro, Di Gennaro, G. Loseto, Perrone , Mannini, A. Carbone ecc.
Quindi per disputare una buona serie A e puntare ad una salvezza tranquilla, la compagine dei galletti andava solo puntellata.
La casella dei tre calciatori stranieri era completamente scoperta, visto che la società del presidente Matarrese era riuscita ad arrivare in massima serie esclusivamente con giocatori italiani. Gli ultimi stranieri dei biancorossi erano stati gli inglesi Cowans e Rideout, entrambi ceduti nel 1988.
Il direttore sportivo Franco Janich cercò di assicurare a mister Gaetano Salvemini tre rinforzi dall’estero per ogni reparto.
Per la difesa fu prelevato dall’ Argentinos Juniors il nazionale argentino Nestor Lorenzo, per rinforzare il centrocampo arrivò il brasiliano Gerson, acquistato dal Palmeiras, e per il reparto avanzato il Bari puntò su Joao Paulo, talentuoso attaccante del Guaranì, che era già nel giro della nazionale brasiliana e aveva anche partecipato alle Olimpiadi di Seul ‘88, manifestazione in cui il suo Brasile conquistò la medaglia d’argento dopo aver perso la finale contro l’Unione Sovietica.
Apparve chiaro sin da subito come Joao Paulo fosse un calciatore di un altissimo livello tecnico, che non ebbe particolari problemi ad adattarsi al calcio italiano. Tra l’altro il Bari con il talento brasiliano e Maiellaro aveva creato una coppia di funamboli con cui poter aspirare anche a qualcosa in più di una semplice salvezza. Non dimentichiamo che quella squadra aveva anche due ottimi attaccanti come l’esperto Monelli ed il giovane Scarafoni. Niente male per una neopromossa!
Anche Gerson riuscì a ritagliarsi uno spazio importante nello scacchiere tattico di Salvemini, e fu immediatamente amato dal pubblico barese per la sua grande generosità. Tra le caratteristiche migliori dell’ex Palmeiras c’erano sicuramente una grande corsa unita ad una buona abilità nel palleggio.
Dei tre sudamericani quello che ebbe maggiori difficoltà fu sicuramente Lorenzo. Il difensore argentino era molto abile nel gioco aereo, ma molto spesso effettuava giocate che facevano tremare i tifosi biancorossi, visto che non aveva certo dei piedi vellutati. Sembrava essere inadatto al calcio italiano dove comunque un difensore doveva restare estremamente concentrato per tutti i novanta minuti. Per il suo modo di giocare era più adatto ad un calcio fisico, come era ad esempio il calcio inglese di quegli anni; infatti dopo una sola stagione si trasferì in Inghilterra allo Swindon Town. Il difensore riscattò parzialmente la sua stagione negativa giocando la finale di Italia ‘90 con la maglia dell’Argentina, dove disputò una buona gara.
In generale possiamo affermare che il trio sudamericano aumentò il tasso qualitativo del Bari, soprattutto l’acquisto di Joao Paulo risultò essere determinante. La squadra di Salvemini in quella stagione conquistò il nono posto, a soli tre punti dalla qualificazione in Uefa. Ancora oggi questo è il miglior risultato del Bari nell’epoca del calcio moderno.
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