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Per le interviste esclusive di Altro Calcio anni ‘80-’90 abbiamo incontrato Salvatore Mazzarano, che ci ha svelato i segreti ed i punti di forza dell’Ancona che in due anni ottenne la promozione in Serie A e conquistò la finale in Coppa Italia mentre militava nella serie cadetta. Mazzarrano fu proprio uno dei protagonisti di quella squadra.

Ha giocato nell’Ancona dal 1991 al 1994. Quali furono i punti di forza di quella squadra che ottenne la storica promozione in serie A? Quali furono i meriti di mister Guerini?

I punti di forza furono sicuramente l’elevato tasso tecnico, con alcuni calciatori che erano davvero un lusso per la B, e la grande coesione del gruppo. Eravamo prima di tutto amici e poi colleghi, tra di noi c’era grande intesa anche fuori dal rettangolo di gioco. Ancora oggi, a distanza di quasi trent’anni, ci sentiamo quasi tutti i giorni ed è rimasta una grandissima amicizia.

Il merito di Guerini fu soprattutto quello di credere nelle nostre potenzialità. Era un grande motivatore, e riuscì a tirar fuori da ognuno di noi il 110%. Il mister fu fondamentale per raggiungere il sogno della Serie A.

La stagione in Serie A (1992-93) fu difficile, anche se condizionata dai guai giudiziari di Longarini. Crede che vi sareste potuti salvare senza le problematiche del patron dell’Ancona?

La serie A di quegli anni era di un livello altissimo, decisamente superiore rispetto a quella attuale. Sinceramente fummo anche un po’ sfortunati, in alcune partite non meritammo assolutamente di perdere. Giocavamo bene, ma purtroppo concretizzavamo poco. Le vicissitudini giudiziarie di Longarini hanno sicuramente influito sulla retrocessione, in quanto ci bloccarono il mercato di riparazione dove la società sarebbe sicuramente intervenuta per migliorare la rosa.

Nella stagione successiva raggiungeste il grandissimo traguardo della finale di Coppa Italia. Quali sono i ricordi più belli legati a quella competizione? Vi mancò qualcosina nella gara di ritorno, oppure la Sampdoria era troppo forte per una squadra che comunque militava in B?

Annata straordinaria, ma ci furono anche dei rimpianti. La nostra intenzione era quella di ritornare subito in A, ma inaspettatamente ci trovammo a lottare anche per vincere la Coppa Italia, vivendo emozioni indimenticabili. La grande avventura in Coppa, da un lato ci portò a raggiungere un prestigioso traguardo, ma dall’altro ci fece perdere energie preziose per il campionato. Inoltre in quella stagione eravamo anche impegnati con il torneo Anglo-Italiano. Le rose all’epoca erano ristrette, e così la promozione in massima serie non arrivò. Non era facile gestire fisicamente e mentalmente tutti quegli impegni.

Il mio ricordo più bello di quella Coppa Italia è sicuramente legato alla doppia semifinale contro il Torino allenato da Mondonico. Ad Ancona vincemmo 1-0, e al ritorno riuscimmo a strappare un soffertissimo 0-0. Ricordo che al nostro ritorno in città i tifosi dell’Ancona ci accolsero in massa e festanti all’aeroporto. Fu una gioia immensa.

Per quanto riguarda la finale, devo dire che in realtà giocammo bene sia all’andata che al ritorno. Nel primo match la gara terminò 0-0, e a al ritorno il risultato di 6-1 in favore dei blucerchiati non deve ingannare; infatti la prima frazione di gioco si chiuse a reti bianche. Ancora oggi ricordo un arrabbiatissimo Eriksson urlare negli spogliatoi contro la sua squadra, colpevole di non aver ancora sbloccato il risultato. Nel secondo tempo la Sampdoria venne fuori alla grande e dilagò. Ma d’altra parte stiamo parlando di una squadra che poteva contare su calciatori del calibro di Gullit, Mancini, Evani, Platt, Jugovic, Lombardo ecc.

Ci fa i nomi dei tre compagni di squadra più forti con i quali ha giocato ad Ancona?

Detari, Agostini e Gadda, ma in quella squadra di calciatori bravi ce n’erano tanti.

Nel giro di pochi anni è passato dalla C2 a giocare titolare in serie A. Nel calcio moderno avviene ormai molto raramente. A suo avviso questo succede per colpa delle società che non hanno più voglia di rischiare, oppure il livello delle categorie inferiori in Italia si è talmente abbassato che i calciatori che vengono da quei campionati non sono pronti per il salto di categoria?

Anche oggi nelle categorie inferiori ci sono profili interessanti e potenzialmente pronti a giocare in A, ma il problema è che ormai per le società è più facile andare ad acquistare all’estero. Oggi purtroppo i giovani calciatori italiani sono molto penalizzati, ai miei tempi era completamente diverso.

Il livello tecnico del nostro calcio si è sicuramente abbassato in tutte le categorie. Un tempo durante la partita vedevi gesti tecnici che ti entusiasmavo e ti facevano divertire. Oggi sinceramente quando guardo le partite mi annoio a morte. Ormai tra le squadre italiane c’è solo l’Atalanta capace di mostrare un calcio spumeggiante, per il resto devo dire che il nostro calcio è diventato davvero noioso.

Di cosa si occupa in questo momento?

Mi occupo di calcio giovanile e faccio parte dello staff delle rappresentative nazionali di Serie D allenate da Giuliano Giannichedda.

 

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