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La stagione 1986/87 per l’Atalanta fu caratterizzata dalla retrocessione in B ma da un grande risultato in Coppa Italia, dove i bergamaschi raggiunsero la finale contro il Napoli. Maradona e compagni riuscirono ad aver la meglio sulla compagine atalantina in una finale senza storia, in cui gli uomini allenati da Ottavio Bianchi si imposero in casa con il risultato di 3-0 ( reti di Renica, Muro e Bagni) e a Bergamo per 1-0 (rete di Giordano). Nonostante la netta sconfitta, l’Atalanta si qualificò in Coppa della Coppe visto che il Napoli vinse anche lo scudetto e quindi ebbe accesso alla Coppa dei Campioni. Così i nerazzurri si ritrovarono nella strana situazione di dover partecipare a una competizione internazionale prestigiosa nonostante militassero in B.

Per l’Atalanta l’annata successiva fu quella del riscatto. La squadra allenata da Mondonico conquistò la promozione in A ed in Coppa delle Coppe sfiorò l’impresa, giungendo sino alle semifinali dove fu eliminata dalla fortissima squadra belga del Malines.

II Malines negli anni ottanta era una squadra temibilissima, che aveva come stella indiscussa il portiere Michel Preud’homme, molto probabilmente all’epoca tra i tre portieri migliori al mondo. Oltre a lui la compagine belga poteva contare sull’attaccante israeliano Ohana, su Erwin Koeman (fratello di Ronald), su Emmers e sul capitano Leo Clijsters, padre della futura campionessa di tennis Kim Clijsters.

Il libero di quell’Atalanta era Domenico Progna, che nel nostro libro “Storie di un altro Calcio” (Edizioni Ultra sport) ha voluto ricordare quella indimenticabile avventura: «La stagione 1987/88 fu incredibile: vincemmo il campionato di Serie B tornando nella massima serie dopo un solo anno di purgatorio e arrivammo sino alle semifinali della Coppa delle Coppe, traguardo storico per una squadra che militava in cadetteria. Sono legatissimo a quella competizione europea, anche perché nella partita d’esordio, giocata in Galles a Cardiff, riuscii a siglare un gol. Per noi era davvero un orgoglio poter partecipare ad una competizione internazionale di quel livello dove comunque c’erano squadre di grande blasone. Credo che la nostra miglior partita fu quella disputata contro lo Sporting Lisbona, sia per l’ottima prestazione e soprattutto per il valore tecnico dell’avversario. Vincemmo la partita d’andata con il risultato di 2-0 (gol di Nicolini e Cantarutti) e nella gara di ritorno fu una vera battaglia: i lusitani vincevano 1-0 e se avessero raddoppiato saremmo andati ai tempi supplementari. Ci difendemmo con le unghie e con i denti e nei minuti finali riuscimmo addirittura a pareggiare grazie ad una rete di Cantarutti».

Purtroppo per l’Atalanta la finale restò solamente un sogno, visto che in semifinale il Malines vinse sia la partita di andata che quella di ritorno con il risultato di 2-1, anche se in realtà il doppio confronto fu molto equilibrato e la qualificazione per entrambe le squadre fu sempre sul filo del rasoio. Preud’homme e compagni vinsero la Coppa delle Coppe battendo l’Ajax in finale e nella stagione successiva conquistarono anche la Supercoppa Europea superando il PSV Eindhoven allenato da Hiddink con un netto 3-0. Quella del Malines fu una favola che durò poche stagioni, infatti già a partire dalla metà degli anni novanta per la società belga iniziò un lento ed inesorabile declino.

Chiediamo a Progna cosa sia mancato all’Atalanta per arrivare in finale ed avere la meglio del Malines.

«La differenza la fece soprattutto il loro tasso di esperienza internazionale, che era nettamente superiore al nostro. In quel Malines erano quasi tutti nazionali, noi invece eravamo una squadra che giocava in B e quindi è normale che rispetto agli avversari nei momenti topici di quella semifinale ci mancò qualcosa».

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