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Il Bologna nella stagione 1990/91 partecipò alla Coppa Uefa. Nel campionato precedente la squadra allenata da Gigi Maifredi fu protagonista di una grande stagione sia dal punto di vista dei risultati che sotto il profilo del gioco. Purtroppo per gli emiliani il campionato 1990/91 fu davvero sfortunato, caratterizzato da un rapido cambio in panchina (esonero di Scoglio sostituito da Radice) e poi da una serie di infortuni che falcidiarono la compagine rossoblù. In breve tempo si infortunarono calciatori come Waas, Poli, Cabrini, Tricella, Bonini, Detari ed il portiere Cusin, elementi fondamentali per la compagine emiliana. Il Bologna tra lo stupore generale retrocesse in B con non pochi rimpianti.

Ad un campionato molto deludente fece da contraltare un cammino in Coppa Uefa veramente esaltante, che portò gli uomini di Radice fino ai quarti di finale, in cui furono eliminati dallo Sporting Lisbona.

Uno dei protagonisti di quel Bologna era Pietro Mariani, che nel nostro libro “Storie di un altro Calcio” (Edizioni Ultra sport) ha voluto ricordare quella indimenticabile avventura:

«Il nostro percorso in Uefa fu incredibile: nelle prime partite d’andata, giocate in trasferta, andavamo sotto di due o tre gol, e poi recuperavamo sempre nel ritorno in casa. Questo avvenne sia nella partita giocata in Scozia contro l’ Heart of Midlothian dove perdemmo 3-1, sia negli ottavi di finale contro l’ Admira Wacker. In Austria subimmo una batosta (3-0), ma poi a Bologna riuscimmo anche noi a siglare tre gol e passammo il turno grazie ai calci di rigore.

Per quanto riguarda la partita contro lo Sporting Lisbona nei quarti di finale, devo dire che fummo ancora una volta molto sfortunati. All’epoca il manto erboso del Dall’Ara era uno dei migliori in Italia, era praticamente un tavolo da biliardo. Negli ultimi secondi della partita contro i portoghesi il nostro attaccante Türkyılmaz, dopo un’ottima azione, era praticamente da solo davanti alla porta e doveva solo appoggiare la palla in rete, purtroppo la sfera colpì l’unica zolla di quel terreno, probabilmente alzata dopo uno scontro di gioco, e finì altissima. Una vera disdetta! Per una zolla perdemmo la semifinale, che per noi sarebbe stata il raggiungimento di un traguardo incredibile, ottenuto con una squadra ridotta all’osso»

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