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La Fiorentina nella stagione 1991/92 aveva costruito, almeno sulla carta, una rosa con cui avrebbe potuto raggiungere la qualificazione in Coppa Uefa.

Il presidente Cecchi Gori effettuò investimenti importanti soprattutto per rinforzare il reparto avanzato. Furono acquistati due attaccanti come Marco Branca e l’argentino Gabriel Batistuta provenienti rispettivamente dalla Sampdoria e dal Boca Juniors, inoltre arrivò il talentuoso fantasista Pietro Maiellaro reduce da grandi stagioni disputate nel Bari. A completare un’ottima campagna acquisti, ci furono gli ingaggi del centrocampista brasiliano Mazinho, proveniente dal Lecce, del portiere Alessandro Mannini, e il ritorno alla base di Stefano Carobbi dopo la sua breve esperienza al Milan.

In panchina fu riconfermato il tecnico brasiliano Lazaroni, che in realtà nella stagione precedente non aveva pienamente convinto.

Nonostante le buone premesse iniziali, le prime sei giornate furono un mezzo disastro: la Fiorentina vinse una sola partita e subì ben tre sconfitte, tra l’altro due in casa. A questo punto la società viola decise di esonerare Lazaroni e chiamare al suo posto l’esperto Gigi Radice.

Con l’avvento del nuovo tecnico le cose iniziarono ad andare meglio, la squadra riuscì ad avere un buon rendimento, e Batistuta cominciò a segnare con una certa regolarità, dimostrando tutte quelle qualità che soprattutto in futuro gli avrebbero permesso di diventare uno dei bomber più prolifici a livello mondiale.

I primi segnali di risveglio però durarono poche giornate; infatti anche con Radice un vero e proprio cambio di marcia non arrivò mai. I gigliati furono eliminati dalla Coppa Italia e iniziò ad emergere il dualismo Orlando-Maiellaro, che penalizzò entrambi. Radice non faceva mai giocare insieme i due fantasisti, che ovviamente si sentivano sempre in discussione.

La Fiorentina nel girone di ritorno fu protagonista di un campionato abbastanza anonimo, fatto di alti e bassi, e chiuse con un deludente dodicesimo posto in classifica e con tanti rimpianti.

L’unica consolazione furono i tredici gol di Gabriel Batistuta, che si rivelò un acquisto azzeccato diventando sin da subito uno degli idoli della tifoseria viola.

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