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Nella serie A della stagione 1988/89 ci furono due novità importanti: il numero delle squadre partecipanti passò da 16 a 18, e si potè tesserare un terzo calciatore straniero, fino ad allora il tetto massimo era di due.

Partiamo in ordine alfabetico dall’Ascoli, che in quel campionato schierava il confermatissimo attaccante brasiliano Casagrande e due calciatori nel giro della nazionale jugoslava come Arslanović e Cvetković.

L’Atalanta poteva contare su tre giocatori di livello internazionale come gli svedesi Stromberg, un’istituzione ormai a Bergamo, e Robert Prytz. In quella stagione arrivò anche il bomber brasiliano Evair, che si dimostrò subito all’altezza della situazione siglando dieci gol nel suo primo anno in Italia.

Il Bologna allenato da Gigi Maifredi si affidò a Stéphane Demol, colonna della nazionale belga, al finlandese Mika Aaltonen e al cileno Hugo Rubio. In realtà questo tris d’acquisti si rivelò fallimentare e completamente al di sotto delle aspettative, la loro avventura in Emilia durò soltanto una stagione.

Il Cesena confermò Davor Jozic e puntò sullo svedese Holmqvist, che però non convinse.

Il Como acquistò il centrocampista brasiliano Milton, che si affiancò a Dan Corneliusson. Tutto ciò però non bastò per salvare i lariani da un’amara retrocessione.

La Fiorentina puntò nuovamente sullo svedese Hysen e acquistò dal Pisa Carlos Dunga, calciatore che era già nel giro della nazionale brasiliana, di cui diventò in breve tempo una colonna.

L’Inter cambiò completamente strategia e acquistò i due fortissimi tedeschi Lothar Matthäus e Andreas Brehme. Il terzo straniero sarebbe dovuto essere l’algerino Rabah Madjer, ma un infortunio pregresso fece sospendere il suo ingaggio. A quel punto la società nerazzurra virò sull’argentino della Fiorentina Ramón Díaz. Furono davvero tre innesti fondamentali per la vittoria dello scudetto.

La Juventus, oltre al confermatissimo Laudrup, acquistò il portoghese “tascabile” Rui Barros, calciatore che risultò prezioso per la squadra bianconera, realizzando 12 reti nella sua prima stagione in Serie A.

La Lazio, ritornata in A, puntò sugli uruguaiani Gutierrez e Ruben Sosa, un grande acquisto, e sull’argentino Gustavo Dezotti.

Il Lecce di Carletto Mazzone riconfermò gli argentini Barbas e Pasculli, ormai due bandiere della squadra salentina, che indossavano la maglia giallorossa dal 1985.

Il Milan completò il mosaico olandese aggiungendo Frank Rijkaard, che insieme a Gullit e Van Basten formava un terzetto di altissimo livello, che si rivelò fondamentale per la conquista della Coppa dei Campioni.

Il Napoli ripartì da Maradona e Careca, coppia incredibile, al quale aggiunse il nazionale brasiliano Alemao, elemento utilissimo per il centrocampo dei partenopei.

Il Pescara allenato da Galeone fece affidamento su un tris di brasiliani: il fortissimo e inossidabile Junior, Edmar e Tita.

Il Pisa del presidentissimo Romeo Anconetani, oltre all’inglese Paul Elliot già presente in rosa l’anno precedente, acquistò l’olandese Mario Been e l’attaccante belga Francis Severeyns, quest’ultimo fece bene in Coppa Italia ma in campionato rimase a secco.

La Roma confermò il grande Rudi Völler, e acquistò i brasiliani Andrade e Renato. I due sudamericani si rivelarono completamente inadatti al campionato italiano. Andrade per la sua lentezza fu soprannominato “er moviola” mentre Renato diventò famoso soprattutto per quello che faceva fuori dal rettangolo di gioco.

La Sampdoria, che aveva già in rosa Cerezo, acquistò dal Barcellona Víctor Muñoz che con la sua esperienza diede un buon contributo alla causa blucerchiata.

Il Torino puntò sui brasiliani Edu e Müller, quest’ultimo capocannoniere della squadra con 11 reti, e sullo jugoslavo Škoro. Una stagione davvero negativa per i granata, che retrocessero clamorosamente in B.

Il Verona allenato da Osvaldo Bagnoli acquistò la coppia argentina Troglio e Caniggia, provenienti entrambi dal River Plate, e confermò il difensore tedesco Thomas Berthold

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