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Il Torino si presentava ai nastri di partenza del campionato 1991/92 con una squadra ancor più competitiva rispetto alla stagione precedente.

La compagine allenata da Mondonico sarebbe stata impegnata su più fronti; infatti dopo quattro di assenza avrebbe partecipato nuovamente alla Coppa Uefa.

La rosa dei granata era già molto competitiva, ma aveva bisogno di maggiore qualità sia a centrocampo che in attacco. Ricordiamo che quel Torino poteva contare su calciatori del calibro di Lentini, Policano, Marchegiani, Fusi, Martín Vázquez, Cravero ecc.

Quello che mancava alla squadra era soprattutto un attaccante di livello internazionale, che potesse fare la differenza sia in campionato che in Europa. Nella stagione precedente c’era stato l’exploit di Giorgio Bresciani, ma non bastava per affrontare una stagione ricca di impegni.

La dirigenza granata acquistò per circa 5 miliardi di lire la punta brasiliana Walter Casagrande, che conosceva benissimo il nostro campionato per aver giocato quattro stagioni ad Ascoli. Un rinforzo importante, in quanto Casagrande, oltre ad aver già fatto benissimo in Serie A, era anche un attaccante di livello internazionale che contava già diverse presenze nella nazionale brasiliana con cui aveva anche partecipato ai mondiali di Mexico ‘86.

Per il centrocampo ci furono due innesti importanti: Giorgio Venturin, che rientrava dal prestito al Napoli, e soprattutto Vincenzo Scifo.

Scifo fu acquistato dall’Auxerre per una cifra importante (8,7 miliardi di lire) ed era considerato la stella della nazionale belga. In realtà quello di Scifo era un ritorno nel calcio italiano, l’ex centrocampista dell’Anderlecht aveva giocato con poca fortuna nell’Inter nella stagione 1987/88. Quella in maglia nerazzurra fu un’esperienza difficile, Scifo era ancora molto giovane e pagò il dualismo con Gianfranco Matteoli, che tatticamente aveva le caratteristiche molto simili alle sue.

Il Torino con questi innesti appariva sin dalla vigilia una squadra completa: una difesa tostissima, un centrocampo ricco di qualità e un attacco che con l’innesto di Casagrande aveva acquistato peso e centimetri.

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