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Nel 1990 tra i giovani talenti del calcio italiano c’era anche il terzino Edoardo Bortolotti.

Bortolotti giocava nel Brescia in Serie B e nella stagione 1989/90, a soli 20 anni, era già diventato titolare della squadra allenata da Franco Varrella.

In quel Brescia giocavano anche due giovani promesse, e coetanei di Edoardo, come Eugenio Corini e Luca Luzardi, che poi diventarono suoi compagni di squadra anche nella nazionale under 21.

La carriera di Bortolotti sembrava essere in grande ascesa, ormai era un tassello insostituibile del Brescia e nell’ottobre 1990 giocò da titolare la sua prima partita ufficiale nell’under di Cesare Maldini. Tra l’altro su di lui sembrava aver messo gli occhi anche la Roma, che avrebbe voluto acquistare il giovane terzino nel campionato successivo.

Purtroppo ci fu un evento che cambiò completamente il destino di Edoardo: era il 13 gennaio 1991, si giocava il match Lucchese-Brescia. Bortolotti in uno scontro di gioco con l’attaccante Roberto Paci si fratturò il perone, e da quel momento iniziò un autentico calvario.

I tempi di recupero dall’infortunio furono più lunghi del previsto, e il terzino del Brescia ritornò ad essere convocato solo il 28 aprile 1991 nella gara contro il Modena. Bortolotti in quella partita rimase in panchina, ma fu sorteggiato per il controllo antidoping.

Edoardo fu trovato positivo e squalificato per 15 mesi, poi ridotti a 12. Una vera mazzata dalla quale il giovane calciatore non riuscì più a riprendersi.

Purtroppo durante il periodo dell’infortunio Edoardo iniziò a fare uso di cocaina. L’inattività forzata e la rottura con la sua fidanzata portarono Bortolotti a conoscere la depressione, che iniziò a condizionare pesantemente la sua vita. Il calciatore del Brescia non si sottrasse alle sue responsabilità, e con coraggio scrisse una lettera in cui spiegava di provare grande vergogna per quello che era accaduto. Parlò della depressione e dei problemi personali che lo avevano portato a rifugiarsi nella droga.

Purtroppo a causa di quella squalifica saltò anche il trasferimento alla Roma, una trattativa già ben avviata.

Nella stagione 1992/93 il Brescia era in Serie A, e l’allenatore rumeno Mircea Lucescu provò in tutti modi a rilanciare Bortolotti, che in quella stagione collezionò undici presenze. Ma il ragazzo ormai appariva essere distante dal mondo del calcio e soprattutto non aveva più le giuste motivazioni per continuare a giocare ad alti livelli.

Edoardo fu ceduto in prestito al Palazzolo, in serie C1, con la speranza che in una realtà più piccola e tranquilla il giovane terzino avrebbe recuperato la tranquillità di un tempo. Purtroppo anche questa esperienza si rivelò fallimentare, Bortolotti ormai non aveva più voglia di giocare, e così si ritirò dal mondo del calcio a soli 23 anni.

Da quel momento in poi l’ex calciatore dell’Under 21 tornò a vivere nel suo paese natale, Gavardo, insieme ai suoi genitori. Su Edoardo iniziarono a girare brutte voci, si diceva che in realtà non aveva mai superato i problemi con la droga e che aveva iniziato a frequentare persone poco raccomandabili. Nel frattempo il mondo del calcio sembrava essersi completamente dimenticato di lui fino a quando non si consumò la tragedia.

Era la mattina del 2 settembre 1995, Bortolotti era solo in casa quando dal balcone della sua camera da letto si lanciò nel vuoto. Una fine tragica per un ragazzo che purtroppo non era mai riuscito a superare i suoi problemi esistenziali e che pagò a caro prezzo un momento di grande fragilità. Una storia dimenticata troppo in fretta, e che sembra essere stata completamente rimossa. Uno dei pochi addetti ai lavori ad aver sempre ricordato Edoardo è stato Spillo Altobelli, che fu suo compagno di squadra nel Brescia.

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