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Per le interviste esclusive di Altro Calcio anni ‘80-’90 abbiamo incontrato Marco Negri, ex bomber di Perugia, Bologna, Glasgow Rangers, Ternana e Cosenza. Con lui ci siamo soffermati sulle sue due grandi stagioni vissute a Perugia, dove realizzò 33 reti.

 

1) Nella stagione 1995-96 approdò a Perugia, squadra costruita per essere promossa in A. Come nacque la trattativa che la portò in Umbria?

 

Venivo da un’ottima stagione col Cosenza in serie B, l’allenatore era Zaccheroni e riuscimmo a salvarci nonostante i nove punti di penalizzazione. Avevo realizzato 19 gol e c’erano diverse squadre interessate al mio cartellino. Ero in scadenza, ma a quei tempi non esisteva ancora il parametro zero e quindi il mio parametro era piuttosto alto, si aggirava intorno ai quattro miliardi. A quel punto si fece vivo il Perugia, la società umbra era molto interessata al mio acquisto. Avevo voluto fortemente il Perugia, rinunciando anche all’offerta in Serie A dell’Atalanta a cui serviva un attaccante per rimpiazzare Ganz ceduto all’Inter. In quel momento non mi sentivo pronto giocare in A e non nascondo che l’offerta del Perugia, a livello economico, era particolarmente allettante.

Tra il Perugia ed il Cosenza ci fu un autentico braccio di ferro perché la società umbra, conoscendo le difficoltà economiche dei calabresi, cercava di allungare i tempi della trattativa. A quel punto iniziai a ricevere diverse telefonate da parte dei dipendenti del Cosenza, nel frattempo rimasti senza stipendio, che mi chiedevano di parlare con il presidente perugino perché pur avendo la mia firma non voleva pagare il parametro. Ero legatissimo all’ambiente cosentino perché mi trattarono bene sin sa subito, così chiamai direttamente Gaucci intimandogli che avrebbe dovuto pagare il Cosenza altrimenti avrei stracciato il precontratto. “Magicamente”, dopo 24 ore dalla mia telefonata, la situazione finalmente si sbloccò e diventai un calciatore del Perugia.

 

2) Dopo un avvio complicato, caratterizzato dall’esonero di Novellino, con l’arrivo di Galeone la squadra cambiò completamente marcia raggiungendo la promozione in A. Cosa portò di nuovo l’ex tecnico del Pescara? Quale fu il suo rapporto con il mister?

 

L’inizio della mia avventura a Perugia fu difficile in quanto rimasi ai box per un problema al piede, che risaliva all’ultima giornata del campionato precedente quando indossavo la maglia del Cosenza. Il piede faceva addirittura fatica ad entrare nello scarpino.

Con Novellino non ebbi un rapporto facile, in quanto il mister era convinto che io fingessi di star male. Il problema era che io facevo davvero fatica, quell’infortunio al piede era molto fastidioso. La squadra sin dalle prime giornate non riusciva ad ottenere risultati positivi, così Gaucci prese in mano le redini della situazione e ingaggiò Galeone. Il presidente, dopo l’ultima sconfitta a Cesena, ci mandò in ritiro punitivo presso un albergo molto spartano. Ricordo che in un’intervista Gaucci disse che ci aveva spedito in un hotel decisamente brutto, affermazione che gli costò anche la denuncia del proprietario di quell’albergo.

Con Galeone ci fu la vera svolta, d’altra parte la nostra era una squadra molto talentuosa. Il mister ci diede un’impronta offensiva, con il suo gioco propositivo ci faceva divertire sia in allenamento che durante le partite. Inoltre ebbe delle grandi intuizioni a livello tattico, come ad esempio lo spostamento di Giunti dal ruolo di trequartista a quello di regista. Essendo un attaccante il mio rapporto con Galeone fu ottimo, in quanto il mister con il suo gioco mi metteva sempre nelle condizioni migliori per far gol. Avevo sempre tante occasioni durante la partita ed ero coinvolto nelle dinamiche della squadra, tutto veniva facile. Con il mister mi sentivo al centro del progetto e ci capivamo al volo.

 

3) In serie A disputò un grande campionato realizzando 15 gol. Purtroppo la squadra, anche un pó a sorpresa visto il grande avvio di campionato, precipitò in B. Che bilancio fa della sua stagione? Non crede che il cambio in panchina Galeone-Scala e i troppi movimenti di mercato influirono negativamente sulla squadra?

 

Giocare in quella Serie A era toccare l’apice perché era il campionato con il maggior numero di talenti al mondo. Riuscii ad esordire subito col botto realizzando il gol con cui vincemmo alla prima giornata contro la Sampdoria di Veron, Mancini e Montella. Il nostro avvio di campionato fu molto positivo e i titoli sui giornali in favore di quel Perugia si sprecavano. Tra l’altro oltre ad ottenere risultati importanti, quella squadra giocava un bel calcio continuando il percorso tattico già iniziato l’anno precedente. In quel periodo ci fu anche la convocazione in nazionale di Federico Giunti, ulteriore dimostrazione che stavamo realizzando qualcosa di importante. Purtroppo in breve tempo iniziarono i problemi: prima ci fu l’esonero di Galeone, nonostante la squadra fosse in una discreta posizione di classifica, poi io fui messo fuori rosa e ci furono una serie di problematiche che minarono la serenità del gruppo. Alla fine retrocedemmo con un bottino di 37 punti e per me fu una delle delusioni più cocenti della mia carriera, nonostante avessi realizzato 15 gol in serie A.

Il cambio di allenatore fu sicuramente affrettato, anche se Galeone fu sostituito da un altro grande tecnico come Nevio Scala. Il problema era che Scala giocava con il 3-5-2, ma noi ormai eravamo abituati al 4-3-3 e in rosa avevamo calciatori adatti soprattutto per quel tipo di gioco. Per il modulo dell’ex allenatore del Parma era fondamentale avere almeno due terzini con grande corsa capaci di fare nel migliore dei modi sia la fase difensiva che quella offensiva e due attaccanti abituati a giocare vicini, giocatori che mancavano all’interno della nostra rosa. Fu un vero peccato, sono convinto che con quel Perugia si sarebbe potuto inaugurare un ciclo importante. Avevamo calciatori forti dal punto di vista tecnico e un presidente visionario che non aveva paura di investire, e invece quella retrocessione vanificò tutto il lavoro svolto da Galeone.

 

4) A Perugia incontró il presidente Luciano Gaucci. Sul suo conto abbiamo ascoltato tanti pareri, a volte anche contraddittori. Qual è la sua opinione su Gaucci e che rapporto riuscì a stabilire con il presidente in quegli anni?

 

Luciano Gaucci era un vero uragano, un presidente tifoso che lavorava sempre con grande entusiasmo. Qualche anno fa partecipai ad una partita di beneficenza a cui presero parte tanti ex calciatori del Perugia di Gaucci, mi guardai intorno e vidi gente come Ravanelli, Materazzi, Olive, Tedesco, Gattuso, Grosso, Nakata, Allegri, Rapaić, Giunti ecc. Questo giusto per far capire l’alto livello tecnico dei calciatori portati in Umbria dal presidente.

Gaucci era un generoso che aveva fiuto per il talento. Non aveva un carattere facile e pretendeva sempre il massimo da noi calciatori. Ricordo che il nostro rapporto non iniziò benissimo; infatti a causa dell’infortunio mi presentai un po’ in sovrappeso e nelle prime giornate delusi le aspettative. Mi disse: “Caro Negri abbiamo speso tanti soldi per lei perché doveva fare la differenza, ma la differenza la doveva fare per noi e non per gli avversari!”. Quelle parole mi fecero reagire immediatamente e dimostrai con i fatti di essere all’altezza di quel Perugia.

 

5) Cosa ne pensa del Perugia attuale? Pensa che la squadra e l’attuale società siano attrezzate per ritornare finalmente in serie A?

 

Il Perugia, dopo la promozione in B, ha cambiato tanto sia a livello tecnico che a livello dirigenziale. Quindi è normale che per ora deve trovare ancora un certo equilibrio, la partenza del campionato è stata abbastanza buona e questo naturalmente è positivo. Certo, il campionato di B è molto lungo e credo che per capire dove possa arrivare questo Perugia bisognerà capire dove sarà in classifica alla fine del girone d’andata. E’ una squadra che con un pizzico di fortuna e qualche acquisto durante il mercato di riparazione potrebbe anche arrivare ai play-off, ma per il momento è prematuro fare qualsiasi tipo di pronostico.

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