L’impresa dell’Under 21 contro il Portogallo di Figo e Rui Costa

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Il 20 aprile 1994 l’Italia Under 21, allenata da Cesare Maldini, affrontò nella finalissima dei campionati europei il fortissimo Portogallo. Il percorso degli azzurrini non era stato semplice, dopo aver superato la Repubblica Ceca ai quarti di finale, dovevano affrontare nel turno successivo la Francia di Zidane. I transalpini erano allenati da Domenech e, oltre a Zidane, avevano una vera e propria corazzata. Parliamo di giovani del livello di Thuram, Micoud, Dugarry e Makelele.

La semifinale contro la Francia, partita giocata a Montpellier, fu un match tiratissimo che vide le due squadre darsi battaglia fino alla fine. Furono i calci di rigore a decretare la finalista, per i francesi fu decisivo l’errore di Makelele. Per la nostra Under 21 andarono a segno dal dischetto Panucci, Vieri, Berretta, Marcolin e Benito Carbone.

Gli azzurrini nella finale contro il Portogallo, nonostante fossero campioni in carica, partivano sfavoriti. Dobbiamo considerare che i lusitani potevano annoverare tra le proprie fila calciatori del calibro di Rui Costa, Figo, Jorge Costa e altri talenti che già godevano di una certa fama a livello internazionale.

Ecco le formazioni della finale giocata a Montpellier:

ITALIA: Toldo, Panucci, Cannavaro, Colonnese Cherubini; Berretta, Scarchilli, Marcolin; Inzaghi (Orlandini), Carbone, Muzzi

PORTOGALLO: Fernando Brassard; Nélson, Jorge Costa, Abel Xavier, Paulo Torres, Rui Costa, Rui Bento, João Vieira Pinto, Luís Figo, Nuno Capucho, Toni (SàPinto)

L’Italia aveva come punto di forza soprattutto la difesa, un reparto granitico formato dal portiere Toldo e da due elementi di altissimo livello come Cannavaro e Panucci, senza dimenticare che facevano parte di quella rosa anche altri difensori di grande affidabilità come Colonnese, Galante, Cherubini, Negro, Delli Carri e Tresoldi.

Il Portogallo assunse il controllo della partita, mettendo in mostra tutto il suo talento e il suo gioco offensivo. L’impegno dei lusitani risultò però inutile, gli azzurrini si difendevano con ordine rendendo vane le varie iniziative di Rui Costa, Joao Pinto e Figo. Qualche anno dopo Rui Costa, intervistato su questa finale, dichiarerà: “Potevamo anche giocare per due giorni di seguito, ma non avremmo mai segnato. La difesa italiana era fortissima”.

Col passare dei minuti la compagine allenata da Nelo Vingada iniziò ad accusare la fatica, così Inzaghi e compagni iniziarono a farsi pericolosi dalle parti del portiere Brassand. Anche la nostra nazionale in fase offensiva non era messa affatto male; infatti oltre ad Inzaghi, gli azzurrini potevano schierare attaccanti di grande qualità come Benito Carbone e Roberto Muzzi, senza dimenticare che in panchina c’era un certo Christian Vieri.

Nonostante diverse opportunità da entrambi le parti, la partita rimase inchiodata sullo 0-0 fino al novantesimo. Si andò ai supplementari, dove con le nuove regole la partita poteva risolversi grazie al golden goal.

La partita venne decisa al settimo minuto del primo tempo supplementare da un grandissimo gol di Pierluigi Orlandini, subentrato ad Inzaghi all’84’. Il calciatore dell’Atalanta sbloccò la partita con un spettacolare tiro da fuori area facendo conquistare all’Italia il suo secondo titolo continentale consecutivo. Una vera impresa compiuta dai ragazzi terribili di Cesare Maldini!

 

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