Olanda-Italia 2-3, una delle più belle partite della gestione Sacchi

6214218377186418

Il 9 settembre 1992 ad Eindhoven si giocava la partita Olanda-Italia.

La gara era un’amichevole, ma considerando il prestigio delle due squadre ed il valore tecnico dei calciatori in campo, di amichevole ci fu ben poco.

Sacchi era allenatore della nazionale da meno di un anno, e fino a quel momento i suoi tanti esperimenti non avevano convinto del tutto. In questo match il mister cercava di capire il livello della sua squadra prima dell’inizio delle qualificazioni ad Usa’94, che sarebbero iniziate ad Ottobre.

Il mister di Fusignano, nel frattempo, aveva già attuato la sua rivoluzione escludendo dalla nazionale nomi eccellenti come quello di Walter Zenga. Preferire Marchegiani al portiere dell’Inter era una scelta molto discutibile, ed era impossibile pensare che le ragioni fossero soltanto di natura tecnica, è chiaro come l’ex allenatore del Milan volesse avere anche il completo controllo dello spogliatoio mettendo da parte un po’ alla volta quelli che erano stati i leader della nazionale di Vicini. Lo stesso trattamento ricevuto da Zenga fu anche riservato a calciatori come Ferri, Giannini, Bergomi, De Napoli e in seguito a Vialli, guarda caso tutti punti fermi del gruppo di Azeglio Vicini. Nelle convocazioni c’erano soprattutto calciatori del Milan, anche quelli come Evani e Costacurta che erano stati completamente ignorati nella gestione precedente.

In casa Inter iniziarono le prime polemiche perché l’unico convocato nerazzurro fu Alessandro Bianchi. Anche l’allenatore interista, Osvaldo Bagnoli, fu particolarmente stupito da queste scelte e dichiarò alla stampa: “Devo dire che pensavo vi fosse qualche interista in più tra i convocati. Non so dire se questo dipenda da scelte tecniche, dalla zona o altro. E’ sempre difficile entrare nella testa della gente e non tocca a noi capire le scelte di Sacchi”.

In realtà tutti ci chiedevamo come Sacchi sarebbe riuscito a riproporre il gioco spettacolare del suo Milan anche con l’Italia. Un’impresa praticamente impossibile, visto che l’allenatore della nazionale può vedere i suoi ragazzi poche volte all’anno e tra l’altro deve anche preparare partite importanti come possono essere quelle delle qualificazioni ad un mondiale. Era per questo che le scelte di Mister Arrigo non convincevano, cercare di prediligere l’aspetto tattico rispetto a quello tecnico poteva funzionare in una squadra di club, dove alleni un team giornalmente, ma in nazionale era tutto diverso.

L’Olanda, dopo le delusioni di Italia ‘90 ed Euro ‘92, continuava ad essere sempre tra le squadre più forti al mondo. In panchina c’era il nuovo allenatore Dick Advocaat, che per il match contro gli azzurri convocò i seguenti calciatori: Portieri: De Goey, Menzo. Difensori: R. Koeman, Van Aerle (Psv), Blind, De Boer. Centrocampisti: Rijkaard (Milan), Wouters (Bayern), Witschge (Feyenoord), Winter (Lazio). Attaccanti: Bergkamp, Roy, Van Basten, Gullit , Kieft, Van’ t Schip.

Una rosa di altissimo livello con tanti calciatori che negli anni ottanta e novanta hanno giocato nel campionato italiano. Era sicuramente una squadra che andava inserita tra le favorite per la vittoria al mondiale americano.

Alla vigilia della partita Arrigo Sacchi mise subito le mani avanti, intervistato da Galeazzi dichiarò: “Per noi questa è un’amichevole inopportuna, è arrivata troppo presto quando i ragazzi sono ancora in fase di apprendimento. Comunque è un test che vale tantissimo e che spero ci permetterà di accelerare questo apprendimento. In fase offensiva giocheremo con tre punte: Lentini, Baggio e Vialli. Per questo a centrocampo inserirò Evani, che darà maggior equilibrio tattico”.

L’amichevole Olanda-Italia fu giocata ad Eindhoven, Philips Stadium, alle ore 20,00. Gli azzurri scesero in campo con una formazione piuttosto sperimentale con la presenza dal primo minuto di Marchegiani, Mannini, Di Chiara, Lentini, Evani e con la coppia d’attacco formata da R.Baggio e Vialli, che prometteva scintille.

Ecco le formazioni:

Olanda: Menzo, Van Aerle (43’ Viscaal), De Boer (46’ Winter), R.Koeman, Witschge, Wouters, Bergkamp (68’ Van’t Schip), Rijkaard, Van Basten, Gullit, Roy. Ct: D. Advocaat

Italia: Marchegiani, Mannini, Di Chiara, Eranio, Costacurta, P. Maldini, Lentini, Albertini, Vialli, R. Baggio, Evani. Ct: A. Sacchi.

Era chiaro come Sacchi con Lentini e con un terzino come Di Chiara, cercasse soprattutto di sfruttare il gioco sulle fasce, tipico del calcio “sacchiano”.

La fase iniziale della partita per l’Italia fu un incubo: i tulipani dopo i primi venti minuti erano già avanti di due reti grazie alla doppietta di Dennis Bergkamp. Nel primo gol fu determinante l’ assist di Bian Roy, che due mesi dopo giocherà nel Foggia di Zeman. Al 20’ Van Basten con una bella azione in velocità, beffò Costacurta, suo compagno di squadra nel Milan, e servì Bergkamp che con un pregevole colpo sotto superò Marchegiani per il 2-0 . Due gol abbastanza simili, dove la nostra difesa dimostrò di non essere all’altezza della situazione. Dopo le reti subite, finalmente gli azzurri si risvegliarono, iniziando ad alzare il ritmo e a giocare seguendo i dettami di Sacchi. Baggio e compagni accorciarono le distanze dopo pochi minuti grazie ad un bel tiro di Eranio. Da quel momento in poi fu un monologo azzurro. Lentini, ottima prestazione la sua, servito da un magnifico assist di Roberto Baggio, sprecò una grandissima occasione.

Ma l’appuntamento per il pareggio era solo rimandato: Di Chiara con una delle sue sgroppate sulla sinistra fu atterrato in area ottenendo un calcio di rigore. Il penalty fu realizzato da Roberto Baggio.

Alla fine del primo tempo l’Italia, che era sotto di due gol, era riuscita a riequilibrare le sorti dell’incontro attuando un calcio frizzante e veloce.

Nel secondo tempo le occasioni per gli azzurri continuarono a fioccare, soprattutto Baggio era una spina nel fianco per la difesa dei tulipani, ma per la rete del vantaggio si pazientò fino al 77’, quando Vialli con un gran colpo di testa riuscì a superare il portiere Menzo. L’attaccante azzurro, da poco passato alla Juve, giocò un secondo tempo di altissimo livello. Purtroppo per Vialli il 1992 fu l’ultimo anno in cui indossò la maglia della nazionale, i rapporti tra l’ex calciatore della Sampdoria e Arrigo Sacchi furono sempre abbastanza complicati, tra i due non scorreva buon sangue. In un’intervista rilasciata qualche anno fa al Corriere dello Sport, l’attaccante affermò che con il mister di Fusignano ebbe diversi scontri e che erano come due galli in un pollaio. “Sacchi si accorse che io ero uno che faceva domande, dichiara Vialli nell’intervista, uno che voleva capire, che doveva essere convinto da qualcosa in più di un ordine. Non credo che Sacchi amasse le domande”.

Ancora oggi questa partita viene considerata come una delle più belle della nazionale sotto la gestione Sacchi. Una prestazione sontuosa, soprattutto nel secondo tempo, dove l’Italia sembrò finalmente seguire i dettami del mister di Fusignano giocando un calcio offensivo e propositivo sfruttando il gioco sulle fasce e le sovrapposizioni.

Le dichiarazioni di Sacchi a fine partita furono le seguenti: “Abbiamo giocato davvero bene, soprattutto mi è piaciuta la reazione allo svantaggio, non abbiamo mai perso la testa. Abbiamo disputato un match migliore rispetto a quello dell’Olanda, la vittoria è meritata. Siamo stati bravi, i ragazzi hanno corso benissimo senza palla e sono andati oltre le mie aspettative”.

Questo match doveva rappresentare un punto di partenza per la nuova nazionale, ma in realtà fu una piccola illusione. Il cammino iniziale degli azzurri alle qualificazioni per Usa’94 fu complicato sin da subito; infatti la squadra di Sacchi dopo le prime due partite era ancora a secco di vittorie. Il match contro la Svizzera terminò con il risultato di 2-2, un risultato miracoloso per Baggio e compagni, visto che a dieci minuti dalla fine gli azzurri erano sotto di due reti. Nel secondo match giocato in Scozia, a Glasgow, l’Italia fu bloccata sullo 0-0.

Gli azzurri in seguito si rimisero in carreggiata con le vittorie a Malta e in Portogallo, ma il vero gioco di Sacchi, quello del suo Milan, rimase sempre una chimera. L’amichevole contro l’Olanda fu una delle pochissime partite in cui si vide chiaramente la mano del mister di Fusignano. La chiara dimostrazione di come in nazionale un allenatore deve raggiungere un compromesso tra quelle che sono le sue idee e quella che invece è la realtà. Un compromesso che forse Sacchi nella sua avventura con la nazionale non riuscì mai a trovare del tutto.

Rispondi