Nella stagione 1986/87 l’Avellino fu la vera sorpresa della Serie A. La compagine irpina allenata da Luís Vinício disputò un grande campionato chiuso dalla parte sinistra della classifica e a pochi punti da una clamorosa qualificazione in Uefa.

Quella squadra era stata costruita in maniera magistrale. Soprattutto l’arrivo del brasiliano Dirceu permise ai biancoverdi di fare il definitivo salto di qualità. Di quella rosa ricordiamo i giovani Angelo Alessio e Sandro Tovalieri, due certezze come Walter Schachner e Alessandro Bertoni e due elementi di grande carisma come Stefano Colantuono e Franco Colomba.

Nella stagione successiva i biancoverdi volevano confermare gli importanti risultati ottenuti nella stagione precedente, ma purtroppo le cose andarono molto diversamente.

L’Avellino nel frattempo aveva perso due pedine fondamentali come Dirceu e Alessio. La società aveva cercato di rinforzare il reparto offensivo con l’acquisto dell’attaccante greco Nikos Anastopoulos proveniente dall’Olympiakos con cui aveva segnato caterve di gol. Il problema era che in quegli anni il divario tra il campionato greco e quello italiano era abissale, e così che quello che inizialmente sembrava essere un potenziale colpo di mercato si rivelò ben presto un flop.

L’acquisto di Anastopoulos fu un errore che costrinse gli irpini a disputare buona parte del campionato con una punta che purtroppo non riusciva a far gol. I tifosi avellinesi aspettarono che prima o poi il bomber della nazionale greca riuscisse a sbloccarsi, ma fu un’attesa vana.

Nel girone di ritorno, con l’esonero di Vinicio e l’arrivo di Bersellini, la squadra migliorò il proprio rendimento, Anastopoulos fu accantonato e il mister iniziò a puntare sugli altri attaccanti presenti in rosa. La compagine biancoverde disputò un grande girone di ritorno, che praticamente a livello di punti fu sulla falsariga del campionato precedente, quello in cui sfiorarono la qualificazione in Uefa.

Purtroppo la speranza di salvarsi dallo spettro della serie cadetta svanì nella gara giocata a Como e terminata con il risultato di 1-1. In quel match gli irpini, a pochi minuti dalla fine, siglarono un gol regolarissimo, che fu inspiegabilmente annullato dall’arbitro. E’ chiaro che quella mancata vittoria, tra l’altro contro una diretta concorrente per non retrocedere, fu determinante per la retrocessione in B.

Così, dopo dieci anni di permanenza in massima serie, si concluse la grande avventura dell’Avellino in Serie A.

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