Il Bari nella stagione 1993/94 proveniva da due stagioni molto deludenti, che avevano visto i biancorossi prima retrocedere in B, e poi disputare un campionato anonimo in serie cadetta. La delusione era tanta anche perché quelle squadre avevano in rosa nomi altisonanti, parliamo di gente come Platt, Jarni, Boban, Cucchi, Joao Paulo, Tovalieri, Protti, Progna, Loseto ecc.

Nel campionato 1992/93 i biancorossi erano stati guidati dal tecnico brasiliano Lazaroni, che soltanto due anni prima era l’allenatore della nazionale brasiliana. Purtroppo la stagione si mise male sin da subito, e alla 19a giornata il mister sudamericano fu esonerato e al suo posto arrivò Beppe Materazzi.

Il tecnico sardo cercò di rilanciare i galletti in zona promozione, ma non ci riuscì. La squadra chiuse la stagione al decimo posto.

Per il campionato successivo Matarrese e Regalia attuarono una mezza rivoluzione tecnica. Materazzi rimase al suo posto, ci furono cessioni eccellenti, ma allo stesso tempo arrivarono diversi giovani dalle serie inferiori, e vi fu il ritorno alla base di calciatori del settore giovanile biancorosso come Amoruso, Bigica e Tangorra, che nel frattempo avevano fatto un po’ di gavetta in serie C.

Lorenzo Amoruso diventò sin da subito uno dei punti di forza di quel Bari, e nel nostro libro “L’altro calcio anni ottanta e novanta” (Edizioni Ultra sport) ha voluto ricordare quella indimenticabile stagione:

«Ritornai a Bari un po’ nell’anonimato in quanto i biancorossi venivano da un campionato molto deludente in Serie B e in città tra i tifosi serpeggiava grande malcontento. La società voleva rivoluzionare la rosa puntando su giovani di proprietà che erano cresciuti nel settore giovanile biancorosso come Bigica, Tangorra ed il sottoscritto e su giovani che provenivano dalle serie inferiori come ad esempio Ricci, Mangone, Pedone ecc. Della vecchia guardia rimasero in pochi, ma erano tutti elementi di assoluta qualità. Parlo di calciatori come Angelo Alessio, Sandro Tovalieri, Igor Protti, Joao Paulo e Onofrio Barone, tutta gente che in quella categoria faceva la differenza».

Per il ritorno a Bari di Amoruso fu fondamentale la figura di Beppe Materazzi, che convinse il giovane calciatore biancorosso a non partire e a giocarsi le sue carte in un campionato importante come quello della Serie B nella squadra della sua città.

«Quando tornai a Bari, dopo l’esperienza a Pesaro, ero convinto di andar via in quanto ero in pessimi rapporti con alcuni dirigenti della compagine pugliese, con cui in passato avevo avuto un acceso diverbio. A questo punto subentrò Materazzi, che mi volle subito conoscere e mi convinse ad allenarmi con lui ed il suo staff per circa una settimana. Quel breve test ebbe successo ed il mister mi prese da parte dicendomi che aveva saputo dei miei problemi con la società, ma che a lui il passato non interessava e che se mi fossi allenato sempre con impegno e determinazione sarei stato un elemento fondamentale per quella squadra. Devo dire che il mister fu di parola».

Ai nastri di partenza della serie B 1993-94 c’era la favoritissima Fiorentina, che obiettivamente aveva una squadra con cui avrebbe potuto giocare un buon campionato anche in Serie A. Ma in realtà a parte i toscani, quello più che un campionato cadetto sembrava essere una vera e propria serie A. Basterebbe dare un’occhiata alla classifica dei marcatori di quella stagione per capire il livello tecnico di quel torneo. Ecco i nomi degli attaccanti più prolifici del campionato cadetto 1993-94: Agostini, Bierhoff, Batistuta, Galderisi, Scarafoni, Carnevale, Tovalieri, Chiesa, Inzaghi. Senza dimenticare giocatori di livello internazionale come Hagi ed Effenberg. E’ chiaro che qualsiasi paragone con la serie B attuale sarebbe impietoso.

Come da pronostico i viola vinsero quel campionato, ma a soli cinque punti di distacco, un po’ a sorpresa, si piazzò il Bari che dopo due anni di purgatorio ritornò nella massima serie.

Materazzi fu abilissimo a creare il giusto mix tra giovani e calciatori d’esperienza. La squadra in difesa poteva contare su un ottimo portiere come Alberto Fontana e su due centrali affidabili come Ricci e Amoruso. A centrocampo c’era un motorino inesauribile come Emiliano Bigica, capitano a soli 20 anni, e calciatori di qualità come Barone e Alessio coadiuvati da Gautieri a Pedone. In attacco i galletti avevano pedine come Tovalieri, Protti e Joao Paulo che per la serie B erano un autentico lusso.

Il Bari nella stagione 1994/95 optò per pochissimi movimenti di mercato. Gli unici due acquisti degni di nota furono quelli dell’attaccante colombiano Guerrero ed il ritorno del centrocampista brasiliano Gerson. In molti alla vigilia di quel campionato, davano i biancorossi già spacciati e invece la compagine di Materazzi sorprese tutti.

I biancorossi disputarono una grande annata, e soprattutto nel girone d’andata riuscirono ad inanellare una serie di vittorie consecutive che portarono Amoruso e compagni ai vertici della classifica. Nel mese di dicembre, dopo la vittoria del derby contro il Foggia, il Bari era addirittura al quarto posto.

I biancorossi nel girone di ritorno ebbero un notevole calo di rendimento e dovettero dire addio al sogno Uefa, ma la salvezza non fu mai in discussione. Tra i calciatori che si misero maggiormente in luce ci furono il “cobra” Sandro Tovalieri che realizzò 17 gol e i baresi Bigica, nel frattempo diventato capitano dell’Under 21, e Amoruso. A fine stagione furono entrambi ceduti alla Fiorentina allenata da Claudio Ranieri.

Ecco il ricordo di Amoruso a proposito di quella grande annata:

«In quel campionato riuscimmo a mettere in difficoltà chiunque. Il Bari ottenne vittorie storiche a Milano e a Roma esprimendo un calcio brillante. Per me fu una grande soddisfazione da barese, e quindi da profeta in patria, dare il mio contributo per quella stagione ricca di vittorie».

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