Per noi bambini e adolescenti degli anni ’80 e ‘90 la stagione estiva voleva dire vacanze, ma soprattutto calciomercato! Ricordate quando durante i mesi di giugno e luglio leggevamo tutti i giorni i quotidiani sportivi in attesa che la nostra squadra del cuore piazzasse il grande colpo? Ricordate le famose tabelle in cui erano inseriti i nomi degli acquisti, delle cessioni e delle trattative? Molte volte era proprio leggendo i nomi dei calciatori presenti nelle trattative che sognavamo ad occhi aperti, sogni che spesso svanivano dopo poche settimane, ma era bello anche così.
Per carità, il calciomercato esiste ancora oggi, ma ormai è un qualcosa di completamente diverso e non accende più la nostra fantasia così come faceva un tempo.
E’ chiaro che la crisi economica che attraversa il nostro paese ormai da anni, si sia fatta sentire anche nel calcio, e oggi assistiamo ad un mercato fatto di prestiti, scambi e pochissimi colpi ad effetto. A questo bisogna aggiungere che nel calcio moderno anche calciatori tecnicamente normalissimi hanno quotazioni ormai elevatissime, che sinceramente considero fuori dal mondo. Negli anni ottanta e novanta anche squadre di bassa classifica e addirittura di Serie B, potevano permettersi di acquistare dei nazionali. Oggi è sufficiente giocare un paio di partite in nazionale e sei già considerato un fenomeno, e ovviamente fuori dalla portata di società di seconda e terza fascia.
Per non parlare del fatto che spesso durante il calciomercato del mese di gennaio, le squadre vengano letteralmente rivoluzionate con un numero elevatissimo di movimenti, che si rivelano quasi sempre inutili.
Ai tempi del “nostro calcio” c’era il mercato di novembre, e le squadre in difficoltà cercavano di acquistare quei due o tre elementi per rinforzare la rosa nei settori con maggiori lacune sia tecniche che numeriche.
Potrei dilungarmi a lungo sulle altre differenze tra il calciomercato di oggi e quello di oltre vent’anni fa, ma credo che l’immagine della tabella con arrivi e partenze, allegata a questo articolo, valga più di mille parole.
Solo chi ha vissuto quel periodo da ragazzino può capire di quello che sto parlando. Era sicuramente un altro calcio, ma anche un’altra Italia. C’era maggior semplicità, maggior spensieratezza e ci bastava sfogliare un giornale sportivo con “acquisti”, “cessioni” e “trattative” per essere felici. Senza internet, senza telefonini e senza pay-tv.
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Analizziamo la classifica marcatori della serie A 1994/95, una stagione che vide la vittoria dello scudetto della Juventus, che tornò a vincere il campionato dopo nove anni di digiuno.

Tra i primi dieci cannonieri troviamo ben otto italiani e soltanto due calciatori stranieri (Balbo e Batistuta). Inutile dire che oggi ammirare una classifica marcatori con un numero così alto di bomber nostrani sarebbe praticamente impossibile.

Il capo cannoniere fu il grande Gabriel Batistuta. L’argentino dopo aver disputato un campionato di serie B con la Fiorentina, fu protagonista di una grande stagione realizzando 26 reti e dimostrando di essere ormai diventato quel fuoriclasse che avrebbe potuto risollevare le sorti della compagine viola dopo anni difficili. Al secondo posto con 22 gol posto ecco un altro argentino: Abel Balbo della Roma, che negli anni novanta segnava con una continuità disarmante.

Chiudevano il podio della classifica marcatori, con 19 reti a testa, Ruggiero Rizzitelli del Torino e Gianfranco Zola del Parma, quest’ultimo dopo la delusione del mondiale di Usa ‘94 riuscì a riscattarsi immediatamente mettendo in luce tutto il suo talento. Calciatore che forse avrebbe meritato maggior considerazione durante i campionati del mondo.

A quota 17 gol ecco un bel quartetto di attaccanti italiani: Sandro Tovalieri, Gianluca Vialli, Beppe Signori e Marco Simone. Tovalieri in quel campionato realizzò il suo record personale di reti in Serie A, Vialli e Signori ancora una volta confermarono di essere tra i migliori bomber italiani e Marco Simone, nonostante la concorrenza spietata presente nel Milan, riuscì a disputare la sua migliore stagione in maglia rossonera.

Con 15 gol ecco “penna bianca” Fabrizio Ravanelli, che superò di una lunghezza Enrico Chiesa, una delle rivelazioni di quel campionato, che siglò 14 reti con la maglia della Cremonese aiutando la compagine lombarda a conquistare una meritatissima salvezza.

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In quegli anni nella nostra serie A arrivavano i migliori calciatori del panorama mondiale e questo riguardava non solo le grandi squadre, ma anche le squadre medio-piccole in cui spesso venivano acquistati giocatori stranieri di qualità e che facevano parte dello loro rispettive nazionali. Oggi vogliamo analizzare i calciatori esteri presenti in serie A nella stagione 1990/91, quando esisteva ancora la limitazione di massimo tre stranieri per squadra.

L’Atalanta si presentava ai nastri di partenza del campionato con il “solito” svedese Stromberg, ormai un pilastro della squadra, e due attaccanti di altissimo livello come il brasiliano Evair e l’argentino Caniggia, quest’ultimo grande protagonista ai mondiali di Italia ‘90. Il Bari oltre ai confermatissimi brasiliani Gerson e Joao Paulo per completare l’attacco aveva acquistato il rumeno Florin Raducioiu, calciatore di grande caratura tecnica ma che dal punto di vista realizzativo dimostrò in seguito diverse lacune. Il Bologna utilizzò in tutto quattro stranieri: la stella ungherese Detari, il bulgaro Iliev, lo svizzero Türkyılmaz ed il tedesco Waas.

Il Cagliari poteva contare su un grandissimo trio uruguaiano composto da Francescoli, calciatore di classe infinita, Herrera ed il giovane attaccante Fonseca, che agli ultimi campionati del mondo aveva dimostrato tutte le sue qualità. Il Cesena poteva annoverare tra le sue file Amarildo, Jozic e lo svedese Holmqvist.

La Fiorentina allenata dal brasiliano Lazaroni oltre alle conferme di Dunga e Kubik acquistò la punta rumena Lacatus, calciatore che arrivava in Toscana con numeri importanti ma che in Italia fu una mezza delusione. Il Genoa di Osvaldo Bagnoli poteva schierare tre stranieri che erano una vera e propria garanzia: il fortissimo attaccante Aguilera, il mitico terzino brasiliano Branco (micidiali le sue punizioni) ed il vice-capocannoniere di Italia ‘90, il cecoslovacco Tomáš Skuhravý.

L’Inter confermò in blocco i suoi tre tedeschi Matthaus, Brehme e Klinsmann così come il Milan aveva fatto con i suoi tre fuoriclasse olandesi Van Basten, Gullit e Rijkaard, d’altra parte come dargli torto…La Juventus targata Gigi Maifredi optò per il brasiliano Julio Cesar, difensore proveniente dal Montpellier, e per il talentuoso centrocampista tedesco Thomas Hassler. La Lazio riconfermò il solido centrocampista argentino Troglio ed in avanti aveva una coppia d’attacco da far tremare i polsi: Ruben Sosa-Riedle.Il Lecce allenato da un giovane Boniek acquistò dalla Juve Sergeij Alejnikov e dai brasiliani del Vasco da Gama l’interessante Mazinho, oltre a loro c’era l’attaccante argentino Pasculli, che ormai nella città salentina era un vera e propria istituzione.

Anche il Napoli, come Milan e Inter, confermò in blocco i suoi talenti (Maradona, Alemao e Careca). Il neoprosso Parma scelse un trio nuovo di zecca: il portiere brasiliano Taffarel (primo portiere straniero nella storia della Serie A), il belga Grun, protagonista sia ai mondiali di Mexico ‘86 che di Italia ‘90, ed il talentuoso svedese Brolin.Il Pisa puntò sui giovani argentini Simeone e Chamot, sull’olandese Been e sul danese Larsen, calciatore che due anni dopo vinse i campionati europei con la sua Danimarca. La Roma poteva contare su calciatori di grande affidabilità come gli esperti Voller e Berthold ed il difensore brasiliano Aldair.La Sampdoria dopo le riconferme di Katanec del mitico Cerezo, riuscì a strappare a mezza Europa il calciatore sovietico Oleksij Mychajlyčenko, che però non riuscì mai ad adattarsi al nostro campionato. Per concludere, il Torino allenato da Emiliano Mondonico oltre agli attaccanti Skoro e Muller, riuscì a mettere a segno un grande colpo di mercato: l’ex calciatore del Real Madrid e della nazionale spagnola Martin Vazquez.

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Oggi abbiamo avuto il piacere di ascoltare Daniele Carnasciali ex terzino della Fiorentina e della nazionale. 

Lei è arrivato alla Fiorentina dal Brescia nella stagione 1992-93. In quel campionato la società viola fu protagonista di una campagna acquisti importante; infatti oltre a lei arrivarono giocatori come Effenberg, Brian Laudrup e Baiano. Dopo un avvio di campionato positivo ci fu il sorprendente esonero di Radice e l’arrivo di Agroppi. Da quel momento iniziò il tracollo della Fiorentina e la retrocessione in B. La causa di quella retrocessione fu esclusivamente da addebitare al cambio di allenatore o c’erano anche altri problemi?

In quel campionato stavamo facendo molto bene e fino al mese di Gennaio eravamo in piena zona Uefa. La svolta negativa avvenne con l’esonero di Radice dopo la sconfitta contro l’Atalanta, dove tra l’altro avevamo disputato un’ottima partita e perdemmo solo per colpa di un episodio sfortunato. Con il cambio di allenatore iniziammo ad avere diversi problemi a livello tattico. Soprattutto i nuovi arrivati Laudrup ed Effenberg, che fino a quel momento erano stati fondamentali per il nostro gioco, ebbero grosse difficoltà ad adattarsi al cambio di modulo attuato da Agroppi. Fu questa la causa principale di quella clamorosa retrocessione, perché per il resto lo spogliatoio era unito e anche dal punto di vista tecnico eravamo forti.

Nella sua carriera con la Fiorentina, con cui ha giocato fino al 1997, a quali ricordi è maggiormente legato?

I momenti più belli con la maglia viola sono stati sicuramente la vittoria della Coppa Italia nella stagione 1995-96 e la vittoria della Supercoppa nella stagione successiva dove in finale riuscimmo a battere il Milan con una doppietta di Batistuta. Poi non posso dimenticare la convocazione in nazionale nella mia prima stagione in Serie A. Fu una grandissima soddisfazione.

Ai tempi di Arrigo Sacchi è stato nel giro della nazionale. Addirittura fu convocato dal mister di Fusignano quando con la Fiorentina giocava in Serie B. In quegli anni si aspettava di esser preso maggiormente in considerazione per eventi importanti come i mondiali del 1994 e gli europei del 1996?

Il rammarico più grande è per USA ‘94. Con la Fiorentina stavo facendo molto bene e Arrigo Sacchi mi convocò più di una volta, ma probabilmente fu proprio il fatto di giocare in Serie B a penalizzarmi. Evidentemente il mister non se la sentì di portare al mondiale un calciatore che proveniva dalla serie cadetta.Se fossi rimasto in A molto probabilmente le cose sarebbero andate diversamente, ma a Firenze mi trovavo bene e ho preferito scendere di categoria. Successivamente con l’addio di Sacchi alla nazionale e l’arrivo di Cesare Maldini non ho più avuto spazio in maglia azzurra.

Cosa ne pensa dal punto di vista tecnico del calcio di oggi? Non crede che in Italia in questo momento vi sia una certa sopravvalutazione di alcuni calciatori ed un forte abbassamento del livello tecnico sia in Serie A che nelle serie inferiori?

Purtroppo oggi si punta poco sulla qualità tecnica, conta molto di più la fisicità di un calciatore. Quando ho iniziato a giocare era l’esatto contrario: l’aspetto tecnico era molto più importante rispetto a quello atletico. E’ un calcio molto diverso, ormai è diventato soprattutto mediatico e quindi tutto viene amplificato.

Lavora ancora nel mondo del calcio?

Ho completamente lasciato il mondo del calcio. La mia è stata una scelta ben precisa; infatti appena ho smesso giocare le proposte non mi mancavano, ma ho preferito fare altro. La mia avventura in questo sport è finita quando ho appeso gli scarpini al chiodo.

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