Purtroppo nel calcio, come nella vita, non tutte le favole hanno un lieto fine. La favola di Giuseppe Campione si concluse tragicamente il 14 settembre 1994, a soli 21 anni.
Campione era nato a Bari, e nel 1988 si trasferì giovanissimo a Bologna insieme ai suoi concittadini e coetanei Martino Traversa e Giuseppe Anaclerio. La società rossoblù puntò in maniera decisa sul talentuoso attaccante pugliese, che esordì in serie A a soli 15 anni e 10 mesi. Ancora oggi Campione è tra i primi cinque calciatori più giovani ad aver esordito in massima serie, lo precedono soltanto Amadei, Pellegri, Rivera e A.Rossi.
L’esordio in A avvenne nella partita Bologna-Milan della stagione 1988/89. Campione giocò in Emilia fino al 1992, collezionando tre presenze in Coppa Uefa e conquistando la convocazione con la nazionale Under 18 con cui siglò due reti.
Nella stagione 1992/93 fu trasferito in prestito alla Lodigiani, squadra che militava in C1 gir. B. Giuseppe giocò finalmente con continuità dimostrando ancora una volta tutto il suo talento; infatti il Bologna, nel frattempo retrocesso in C1, lo richiamò alla base con l’idea di affidargli un posto da titolare.
Giuseppe in quella stagione strinse una forte amicizia con l’attaccante Marco Negri, che nel nostro libro “Storie di un altro Calcio” (Edizioni Ultra sport) ha speso bellissime parole sul suo ex compagno di squadra. “Giuseppe Campione era un talento incredibile, sono convinto che avrebbe avuto una carriera di grande livello. Stiamo parlando di un calciatore completo: veloce, rapido, tecnico, cattivo, con la capacità di segnare in tutti i modi. Lo ricordo con grande affetto perché era un ragazzo simpaticissimo e molto particolare”.
Campione in quel campionato collezionò 18 presenze siglando 3 gol. Purtroppo il Bologna fallì la promozione in B dopo la sconfitta nei play-off nel derby contro la Spal, squadra dove il talento pugliese fu ceduto nella stagione successiva.
Quella che sembrava essere una carriera in ascesa si interruppe bruscamente. Era la notte del 14 settembre 1994 quando Giuseppe viaggiava in auto con il suo compagno di squadra Antonio Soda, che era alla guida. A causa dell’asfalto viscido la macchina sbandò, andandosi a schiantare contro un albero nei pressi di Cona, frazione di Ferrara. Campione morì sul colpo, Soda riuscì a salvarsi anche se restò ricoverato per diversi mesi. A bordo dell’auto c’era anche suo fratello Gianluca, che rimase miracolosamente illeso. Così, a soli 21 anni, un tragico destino aveva portato via Giuseppe dall’affetto dei suoi cari e dei suoi tanti amici. Successivamente i tifosi della Spal decisero di intitolargli una curva dello stadio Paolo Mazza, e per diverso tempo fu disputato un memorial in suo onore a cui partecipavano Bologna, Spal e Lodigiani, le sue ex squadre.
Ecco il commosso ricordo di Marco Negri, che non hai mai dimenticato il suo vecchio amico, nel libro “Storie di un altro Calcio” di Giovanni Fusco (Edizioni Ultra sport): “Dopo la sua morte iniziai ad indossare un polsino bianco fatto di cerotti. Con questo gesto volevo ricordarlo, facendolo scendere in campo sempre con me. Ho continuato ad indossare quel polsino per tutta la mia carriera. Non riuscivo a sopportare che un ragazzo così gioioso e innamoratissimo del calcio non potesse più scendere in campo così come facevo io».
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