Nell’estate del 1991 tra le regine del calciomercato c’era anche il Bari, che era riuscita a sorprendere tutti portando nel capoluogo pugliese l’asso inglese e grande protagonista ad Italia ‘90 David Platt. In realtà la società biancorossa oltre al centrocampista britannico aveva acquistato calciatori importanti ed esperti come Daniele Fortunato, Domenico Progna, Fabio Calcaterra, Ivan Rizzardi, Frank Farina e giovani di grande prospettiva come Nicola Caccia e Federico Giampaolo. Questi elementi andavano a rinforzare una squadra che aveva tra le proprie fila gente come Joao Paulo, Angelo Carbone, Giovanni Loseto, Angelo Colombo, Enrico Cucchi e altri giocatori di ottimo livello. Così i biancorossi alla vigilia del campionato sembravano poter essere una delle pretendenti a raggiungere un posto in Uefa. Ad onor del vero quel Bari in estate salutò anche due elementi fondamentali come Pietro Maiellaro e Massimo Carrera, ceduti rispettivamente alla Fiorentina e alla Juventus.

Il destino della compagine del presidente Matarrese fu segnato irrimediabilmente alla terza giornata di campionato dopo l’infortunio dell’attaccante brasiliano Joao Paulo, che dopo un durissimo intervento di Marco Lanna della Sampdoria chiuse malinconicamente la sua stagione.

A quel punto emersero tutti i problemi offensivi del Bari; infatti la società biancorossa aveva puntato forte sulla coppia Joao-Farina con Platt pronto ad innescarli. Purtroppo il calciatore carioca si infortunò, l’attaccante australiano Farina sembrava essere la brutta coppia del talento ammirato col Bruges e Platt predicava nel deserto. Così si cercò di correre ai ripari esonerando l’allenatore Salvemini e ingaggiando al suo posto Zibì Boniek. Oltra al cambio in panchina nel mercato di novembre si decise di cedere Farina e di acquistare i croati Robert Jarni e Zvonimir Boban, quest’ultimo in prestito dal Milan. Arrivi importanti che però non risolsero il vero problema del Bari: quello del gol. Anche il cambio in panchina non diede i risultati sperati, d’altra parte passare da un tecnico esperto e navigato come Salvemini ad uno ancora giovane ed inesperto come Boniek fu una scelta discutibile.

I biancorossi riuscirono a fare solo dei piccoli passi in avanti, ma il definitivo cambio di marcia non arrivò mai. Così quel Bari che sembrava destinato a raggiungere l’Europa chiuse la stagione al quartultimo posto precipitando in B.

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Oggi analizziamo la classifica marcatori della serie A 1991/92, un altro campionato con degli altissimi valori tecnici in campo e che si concluse con la vittoria dello scudetto da parte Milan allenato da Fabio Capello, che aveva a disposizione una vera e propria corazzata.

Il bomber principe di quel campionato fu il cigno di Utrecht Marco Van Basten, che realizzò 25 gol, dietro di lui un altro campione come Roberto Baggio a quota 18 reti.

Sul podio troviamo una sorpresa: l’attaccante del Foggia Ciccio Baiano. Il bomber dei satanelli, favorito anche dal gioco ultra-offensivo di Zeman, fu protagonista di una stagione straordinaria mettendo a segno 16 gol e guadagnando anche la prima convocazione in nazionale.

Con 15 realizzazioni troviamo il mitico brasiliano Careca, un altro attaccante formidabile che in quegli anni era una presenza fissa nella graduatoria dei marcatori.

Dietro il calciatore del Napoli con 13 gol c’erano tre bomber di livello internazionale come il giovane argentino Batistuta ed i laziali Riedle e Ruben Sosa.

Il Napoli, oltre a Careca, poteva contare anche sul grande estro di Gianfranco Zola (12 reti per lui). Un gradino sotto il numero dieci sardo, altri quattro nomi d’eccezione: Platt, Skuhravý, Vialli e Signori.

Platt e Skuhravý giocavano rispettivamente nel Bari e nel Genoa e dopo aver disputato un grande mondiale nel 1990, erano riusciti a farsi strada anche nel nostro campionato. Vialli disputò una buona annata dopo la vittoria dello scudetto della stagione precedente e Beppe Signori insieme al già citato Baiano e Rambaudi formava un tridente incredibile in un Foggia indimenticabile.

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L’Inghilterra si presentò ai nastri di partenza del campionato del mondo di Italia ‘90 con una squadra di grande qualità; infatti potevano annoverare tra le loro fila giocatori del calibro di Platt, Gascoigne, Lineker, Barnes, Beardsley, Waddle, Pierce ecc.

La compagine allenata da Bobby Robson capitò in un girone non semplicissimo con Olanda, Egitto e Irlanda. La prima partita degli inglesi fu giocata a Cagliari contro i rivali storici irlandesi. Una partita che per l’Inghilterra sembrò subito in discesa, visto che passarono in vantaggio dopo pochi minuti grazie ad una rete siglata dal grande Gary Lineker. Ma la coriacea Irlanda non si scompose e nel secondo tempo riuscì ad ottenere un insperato pareggio.

Nella seconda partita l’Inghilterra affrontò l’Olanda, che due anni prima aveva vinto il campionato europeo. I tulipani sulla carta erano favoriti, ma la partita si rivelò priva di grandi emozioni e terminò con uno scialbo 0-0

A questo punto gli inglesi si giocavano la qualificazione agli ottavi di finale contro l’Egitto, che fino a quel momento aveva sorpreso tutti con i due pareggi ottenuti contro Irlanda e Olanda. La compagine di Robson faticò più del previsto contro la difesa egiziana e passò in vantaggio solo nel secondo tempo grazie ad un colpo di testa di Wright, gol che permise all’ Inghilterra di qualificarsi agli ottavi di finale come prima e dove fu abbinata al temibile Belgio.

Gascoigne e compagni nella partita contro la compagine belga, trovarono tante difficoltà. Il Belgio era una squadra tosta in cui brillava incontrastata la stella del grande portiere Michel Preud’homme, sicuramente all’epoca uno degli estremi difensori più forti al mondo. Al novantesimo minuto la partita non si sbloccava ed il risultato era fermo sullo 0-0. Nei tempi supplementari le squadre apparivano piuttosto stanche e quando tutto lasciava presagire i caldi di rigore, ecco che David Platt con un guizzo dei suoi riuscì a segnare e a far proseguire l’avventura dei suoi compagni.

Nei quarti di finale l’Inghilterra affrontò il Camerun, che era considerato da tutti la vera sorpresa del torneo. La partita si rivelò subito difficilissima per gli inglesi, che fino all’82’ erano in svantaggio per 2-1. Ma con due rigori contestatissimi uno all’83’ e un altro assegnato nei tempi supplementari, Lineker e compagni riuscirono ad approdare in semifinale.

In semifinale ad attendere la squadra allenata da Bobby Robson c’era la Germania.

I tedeschi passarono in vantaggio con Brehme al 60’, ma gli leoni inglesi riuscirono a pareggiare grazie all’ eterno bomber Gary Lineker (4 reti per lui in quel mondiale). La partita terminò ai calci di rigore dove la Germania fu come al solito implacabile. Per l’Inghilterra furono decisivi gli errori di Pierce e Waddle. A questo punto la nazionale inglese doveva accontentarsi della finalina terzo-quarto posto contro l’Italia, dove gli azzurri ebbero la meglio con il risultato di 2-1 grazie ai gol di Baggio e Schillaci.

Nonostante l’amarezza per quella finale mancata a causa dei calci rigore, quel mondiale per l’Inghilterra fu estremamente positivo; infatti ottenne il suo miglior piazzamento dopo la vittoria del 1966.

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Napoli, 1 Luglio 1990 – Quarti di finale

Inghilterra: Shilton – Parker, Pearce, Wright, Walker, Butcher (st 26′ Steven), Platt, Waddle, Lineker, Gascoigne, Barnes (st 1′ Beardsley).

Camerun: N’Kono – Tataw, Ebwelle, Libih, Massing, Kunde, M’Fede (st 19′ Ekeke), Pagal, Makanay, Omam Biyik, Mabdean (st 1′ Milla)

Marcatori Platt 25′; Kundé 61’(rig.); Ekéké 65’; Lineker 83’ e 105′ (rig.)

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