L’Atalanta allenata da Emiliano Mondonico si apprestava ad affrontare un nuovo campionato di A dopo un solo anno di purgatorio nella serie cadetta.

I bergamaschi avevano come obbiettivo il raggiungimento di una salvezza tranquilla, anche perché il livello del nostro campionato era davvero altissimo e la differenza tecnica tra le varie compagini si andava sempre più assottigliando.

L’Atalanta era stata protagonista di un’ottima campagna acquisti con gli ingaggi di calciatori importanti come l’attaccante brasiliano Evair, il regista svedese Prytz, il portiere Ferron proveniente dalla Sambenedettese e gli esperti Contratto e Vertova.

Gli uomini di Mondonico dimostrarono sin da subito di avere le qualità per raggiungere un traguardo prestigioso e così trascinati dai gol di Evair, dalla grinta di Stromberg , dalle giocate di Nicolini e da una difesa di ferro guidata dal libero Progna e da un grande portiere come Ferron, i bergamaschi chiusero il campionato al sesto posto ottenendo la qualificazione in Coppa Uefa. Un risultato straordinario per una squadra che solo un anno prima giocava in B e che aveva come obbiettivo quello della salvezza.

Stomberg e compagni non furono protagonisti solo in campionato, ma anche in Coppa Italia dove l’Atalanta fu eliminata soltanto in semifinale da una Sampdoria trascinata dai gol di Vialli e Mancini.

Per la società bergamasca quello fu l’avvio di un ciclo importante visto che la qualificazione in Uefa arrivò anche nella stagione successiva e la Dea restò in Serie A fino al 1994.

Posted in Senza categoria

Abbiamo incontrato Fabrizio Ferron ex portiere di Atalanta, Sampdoria, Inter e Verona ed attualmente preparatore dei portieri della nazionale Under 17

Lei ha giocato tante stagioni in Serie A indossando maglie prestigiose, ma quali sono i ricordi della sua lunga carriera ai quali è maggiormente legato?

L’emozione più grande è stata quella che ho vissuto al mio esordio in Serie A con la maglia dell’Atalanta. Era la stagione 1988-89 e affrontavamo il Napoli di Maradona. Oltre al campione argentino quella squadra aveva un reparto offensivo composto da gente come Careca e Carnevale. Tra l’altro per l’occasione lo stadio San Paolo era gremito e si respirava aria di grande calcio. Insomma niente male per un esordiente…

Gli altri ricordi importanti sono legati soprattutto ai miei ex compagni di squadra. Ho avuto l’onore di allenarmi con calciatori del calibro di Ronaldo, Roberto Baggio, Mancini, Veron, Mihajlović ecc. Era un vero piacere giocare con loro.

Tra la fine degli anni ‘80 e la metà degli anni ‘90 era considerato uno dei portieri più affidabili della Serie A, ma tutto questo non bastò per essere convocato in nazionale. Ci sperava in una convocazione o comunque è stato mai vicino ad indossare la maglia azzurra?

Ovviamente ho sempre sperato nella convocazione in nazionale, ma purtroppo non è mai arrivata. Il problema era che in quel periodo nella nazionale azzurra c’erano dei grandissimi portieri ed era difficilissimo riuscire a trovare spazio. Comunque ci sono andato vicino più di una volta, ad esempio sono stato in ballottaggio per il ruolo di terzo portiere in occasione dei mondiali di Italia ‘90. Alla fine fu scelto Pagliuca, che rispetto al sottoscritto aveva già una discreta esperienza a livello internazionale.

Qual è stato l’allenatore che le ha lasciato qualcosina in più rispetto agli altri sia dal punto di vista tattico che sotto il profilo umano?

E’ molto difficile sceglierne soltanto uno. Ho avuto la fortuna di essere allenato da grandi allenatori e ognuno aveva caratteristiche diverse.

Ad esempio dal punto di vista umano Bruno Giorgi era un vero signore e uomo d’altri tempi. Poi non posso dimenticare allenatori come Mondonico, Boskov e lo stesso Liedholm, che mi fece esordire nel Milan. Dal punto di vista tattico faccio il nome di Malesani, tecnico davvero preparatissimo e che curava in maniera maniacale anche il più piccolo dettaglio.

La nostra pagina si occupa soprattutto del calcio anni ‘80 e ‘90, ci piacerebbe sapere secondo la sua opinione chi è stato a livello mondiale il miglior portiere di quegli anni

Quando ero un ragazzino il mio mito era Dino Zoff, ma credo che questa sia una cosa comune a tanti portieri italiani della mia generazione. Successivamente il portiere che mi ha maggiormente impressionato è stato sicuramente Michel Preud’homme, il quale a mio avviso in quel periodo aveva qualcosina in più rispetto a tutti gli altri; infatti il calciatore belga oltre ad avere grandi qualità dal punto di vista tecnico aveva anche grandissima personalità e carisma. Nella sua carriera è stato particolarmente costante e con una continuità straordinaria.

Posted in Senza categoria