Mychajlyčenko arrivò alla Sampdoria nella stagione 1990-91 con un curriculum importante. Il centrocampista sovietico, con la Dinamo Kiev, vinse tre campionati e diverse coppe nazionali. Anche con la propria nazionale riuscì a ritagliarsi grandi soddisfazioni, riuscendo a vincere le Olimpiadi di Seul nel 1988 e raggiungendo il secondo posto ad Euro’88, competizione nella quale la compagine di Lobanovski aveva sorpreso tutti con un gioco moderno e spumeggiante.

In realtà nonostante le buone qualità tecniche e fisiche, Mychajlyčenko non riuscì mai ad adattarsi al nostro campionato. Un destino comune alla maggior parte dei suoi connazionali, che in quel periodo approdarono in Europa. Troppo diverso lo stile di vita tra l’occidente e l’Unione Sovietica, dove il calcio veniva ancora vissuto come uno sport, lontano anni luce dal mondo patinato della Serie A e degli altri grandi campionati europei.

Boskov dopo qualche mese relegò Mychajlyčenko in panchina, facendogli disputare in tutto 20 partite. Un vero peccato, se pensiamo che quella, tra l’altro, fu una grande stagione per la Sampdoria, che riuscì a conquistare il suo primo e unico scudetto. Il pupillo di Lobanovski nella stagione successiva fu ceduto agli scozzesi dei Glasgow Rangers, squadra in cui terminerà la sua carriera nel 1996.

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