La Svezia si presentava a Italia ‘90 con un’ottima squadra e con aspettative importanti. Gli scandinavi, allenati da Olle Nordin, erano riusciti a qualificarsi brillantemente al mondiale vincendo il proprio girone di qualificazione. Un’impresa importante se consideriamo che gli svedesi lasciarono il secondo posto alla fortissima Inghilterra di Lineker e Gascoigne.

La Svezia al mondiale faceva parte di un girone che non sembrava essere impossibile da superare; infatti, a parte il Brasile, c’erano Scozia e Costa Rica che erano squadre ampiamente alla portata di Stromberg e compagni.

Nella compagine scandinava c’erano diversi calciatori che militavano in Serie A, e altri che ne avrebbero fatto parte in seguito. Pensiamo all’atalantino Stromberg, a Limpar della Cremonese oppure a Hysen ed Ekstrom che avevano giocato in Italia nelle stagioni precedenti.

Successivamente avrebbero militato in Italia calciatori importanti come Brolin, Ingesson, Thern e Schwarz.

Oltre a questi elementi, la squadra svedese poteva contare su giocatori di ottimo livello come l’esperto portiere Ravelli, l’attaccante dell’Ajax Stefan Pettersson e l’attaccante del Benfica Mats Magnusson.

Nella partita d’esordio gli svedesi affrontarono il Brasile, una partita dove venne fuori in maniera prepotente tutto il talento di Careca, che fu il mattatore del match con una doppietta. Per la Svezia il gol della bandiera fu siglato da Brolin.

In realtà quella contro il Brasile, per gli uomini di Nordin, fu una sconfitta preventivata. Il mondiale per gli scandinavi sarebbe iniziato dalla partita contro la Scozia. La Svezia era favorita, ma tra la sorpresa generale gli scozzesi vinsero con il risultato di 2-1. Dopo il doppio vantaggio scozzese, gli svedesi trovarono un gol a cinque minuti dalla fine grazie a Stromberg. Una sconfitta pesantissima, che riduceva al lumicino le possibilità di qualificazione agli ottavi di finale. La speranza era quella di battere la Costa Rica siglando almeno due gol senza subirne, e poi sperare di rientrare nel ripescaggio delle migliori terze.

In realtà anche quella partita per gli svedesi fu una mezza delusione. Thern e compagni erano partiti bene passando in vantaggio al 32’ con una rete siglata da Ekstrom, ex attaccante dell’Empoli. Ma nel secondo tempo il Costa Rica ribaltò il risultato, pareggiando prima con Flores e poi passando in vantaggio a due minuti dalla fine con una bella azione in velocità di Medford, calciatore che qualche anno dopo avrebbe giocato nel Foggia di Zeman.

La Svezia uscì da quel mondiale con le ossa rotte, tre sconfitte in altrettante partite. Un bilancio molto deludente, visto che le aspettative alla vigilia di Italia ‘90 erano ben altre. In seguito la compagine scandinava riuscì a riscattare quella batosta, raggiungendo le semifinali sia a Euro ‘92 che al mondiale di Usa’94, dove chiuse al terzo posto dietro Brasile e Italia.

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L’Atalanta allenata da Emiliano Mondonico si apprestava ad affrontare un nuovo campionato di A dopo un solo anno di purgatorio nella serie cadetta.

I bergamaschi avevano come obbiettivo il raggiungimento di una salvezza tranquilla, anche perché il livello del nostro campionato era davvero altissimo e la differenza tecnica tra le varie compagini si andava sempre più assottigliando.

L’Atalanta era stata protagonista di un’ottima campagna acquisti con gli ingaggi di calciatori importanti come l’attaccante brasiliano Evair, il regista svedese Prytz, il portiere Ferron proveniente dalla Sambenedettese e gli esperti Contratto e Vertova.

Gli uomini di Mondonico dimostrarono sin da subito di avere le qualità per raggiungere un traguardo prestigioso e così trascinati dai gol di Evair, dalla grinta di Stromberg , dalle giocate di Nicolini e da una difesa di ferro guidata dal libero Progna e da un grande portiere come Ferron, i bergamaschi chiusero il campionato al sesto posto ottenendo la qualificazione in Coppa Uefa. Un risultato straordinario per una squadra che solo un anno prima giocava in B e che aveva come obbiettivo quello della salvezza.

Stomberg e compagni non furono protagonisti solo in campionato, ma anche in Coppa Italia dove l’Atalanta fu eliminata soltanto in semifinale da una Sampdoria trascinata dai gol di Vialli e Mancini.

Per la società bergamasca quello fu l’avvio di un ciclo importante visto che la qualificazione in Uefa arrivò anche nella stagione successiva e la Dea restò in Serie A fino al 1994.

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