L’Under 21 italiana del biennio 1984/86 è stata molto probabilmente, dal punto di vista tecnico, quella più forte di sempre. Purtroppo, a differenza di quello che avvenne negli anni novanta, questa squadra non vinse nulla ma spesso nel calcio abbiamo assistito a questi paradossi.

Se guardiamo la rosa dei ragazzi guidati da Azeglio Vicini rimaniamo davvero sorpresi per la qualità di quella squadra.

Ecco i convocati per la fase finale del Campionato d’Europa 1986:

Zenga, Lorieri, Baroni, Carannante, Carobbi, Cravero, Ferri, Filardi, Francini, Maldini, Progna, Berti, De Napoli, Desideri, Donadoni, Giannini, Iachini, Comi, Matteoli, Policano, Baldieri, Borgonovo, Mancini, Vialli.

In seguito molti di questi calciatori diventarono elementi inamovibili della nazionale maggiore allenata da Vicini. Ci riferiamo a Zenga (nell’Under era un fuoriquota), Maldini, Ferri, Berti, De Napoli, Giannini, Donadoni, Mancini e Vialli.

E’ chiaro che dal punto vista qualitativo gran parte degli altri ragazzi aveva la possibilità di far parte della nazionale. Pensiamo a Carobbi, Borgonovo, Baldieri (che da giovane era considerato un grandissimo talento), il mitico Matteoli, Progna ecc.

Dopo una serie di vittorie, gli azzurrini approdarono alla fase finale dell’europeo. Nei quarti di finale l’Italia affrontò la temibile Svezia. La partita d’andata giocata in Scandinavia terminò con il risultato di 1-1.

Nella gara di ritorno giocata a Bergamo su un campo pesantissimo, i ragazzi di Azeglio Vicini cercavano la vittoria per approdare in semifinale.

Le cose sembrarono mettersi subito bene, e al 6’ Paolo Baldieri segnò un gol da cineteca con un pallonetto da fuori area che superò il portiere avversario. Gli svedesi però agguantarono il pareggio grazie ad un gol di Lonn.

Nella ripresa gli azzurrini cercarono in qualsiasi modo di riportarsi in vantaggio, ma la partita sembrava essere ormai avviata ai tempi supplementari. All’83 Carobbi, protagonista di una grande sgroppata sulla sinistra, servì un pallone d’oro a Vialli che tutto solo depositò in rete. Fu il gol della vittoria che permise a Zenga e compagni di approdare al turno successivo.

In semifinale l’Italia avrebbe affrontato l’Inghilterra. Nella gara d’andata gli azzurri vinsero 2-0 grazie alle reti di Donadoni e Vialli su calcio di rigore. La gara di ritorno si giocò a Swindon su un campo al limite della praticabilità. Gli inglesi si portarono in vantaggio al 55’ grazie ad un gol di Robson, e per gli azzurrini fu una vera sofferenza fino a quando Vialli a due minuti dalla fine segnò la rete del pareggio, che portò la compagine di Vicini alla finalissima.

In finale si affrontarono Italia e Spagna, sicuramente le due squadre più forti, che avevano meritato di giocarsi la vittoria dell’europeo.

La prima partita si giocò a Roma, nel mitico stadio Flaminio. Gli azzurrini chiusero subito nella loro area gli iberici, ma allo stesso tempo concedevano troppi spazi al rapidissimo contropiede degli spagnoli. Al 36’ i ragazzi allenati da Luis Suarez passarono in vantaggio grazie ad un gol di Calderè. Una vera doccia fredda per i nostri, che fino a quel momento avevano dominato la partita. Nella ripresa ci fu la reazione rabbiosa degli azzurrini, che assediarono l’area spagnola. Al 49’ Vialli trovò il gol del pareggio, e a quel punto il Flaminio diventò una bolgia. L’Italia continuava ad attaccare e il portiere spagnolo fu protagonista di una serie di grandissime parate. Al 77’ Giannini trovò il gol della vittoria su calcio di punizione, un autentico gioiello quello del centrocampista della Roma che permise agli azzurrini di vincere la prima sfida.

A Valladolid, il 29 ottobre 1986, la Spagna passò in vantaggio nel primo tempo grazie ad un’autorete di Cravero. Il vantaggio degli iberici durò solo un minuto: Francini con un bel colpo di testa riportò l’Italia in parità.

Il secondo tempo fu una vera sofferenza, e ci fu la netta sensazione che i ragazzi di Vicini oltre ad affrontare la Spagna avrebbero dovuto affrontare anche un arbitraggio abbastanza ostile. Al 76’ la squadra allenata da Suarez passò in vantaggio grazie ad una rete di Roberto.

Il punteggio rimase inchiodato sul 2-1, e così furono i calci di rigore a stabilire quale sarebbe stata la squadra campione d’Europa.

Purtroppo per gli azzurrini i tiri dal dischetto furono un disastro: Giannini, Desideri e Baroni sbagliarono i tre rigori, a differenza degli spagnoli che invece dagli undici metri furono perfetti.

Si concluse così l’avventura dei ragazzi di Azeglio Vicini. Tanti rimpianti per una squadra fortissima, che potenzialmente avrebbe potuto vincere quella finale ma a cui mancò qualcosina proprio nei momenti decisivi di quel doppio confronto.

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Abbiamo incontrato Paolo Baldieri ex calciatore di Roma, Pisa, Lecce e Avellino. L’attaccante romano fu anche uno dei protagonisti della famosa under 21 allenata da Azeglio Vicini con la quale realizzò 9 reti in 14 presenze.

Quale considera il momento più bello della sua carriera ?

I miei anni più belli li ho vissuti a Pisa. Con i toscani ho giocato dal 1984 al 1986. Avevo appena 20 anni ed ero già titolare in Serie A, la mia carriera era in netta ascesa e avevo grande entusiasmo.

Indimenticabili anche le stagioni a Lecce; infatti con i salentini ho vissuto una seconda giovinezza togliendomi diverse soddisfazioni come ad esempio la promozione in serie A nel 1993.

Da giovane era considerato un grande talento del calcio italiano, tra l’altro conta anche un numero importante di presenze e di gol con l’Under 21. Cosa le è mancato per la definitiva consacrazione?

Mi sono mancate due caratteristiche fondamentali: il carattere e la cattiveria. Queste lacune caratteriali non mi hanno permesso di sfruttare a pieno il mio notevole potenziale. Non avevo grande fiducia nelle mie capacità e spesso mi sottovalutavo. Il problema è che io giocavo fondamentalmente per divertirmi e alla fine posso dire di essermi divertito. Sono riuscito a dare il meglio di me in provincia dove non c’erano troppe pressioni.

Comunque non ho grandi rimpianti anche perché il calcio per me non è mai stata una priorità assoluta. Nella mia vita oltre alla carriera da calciatore ho sempre dato molto spazio alla famiglia e alle mie passioni.

Lei faceva parte della nazionale under 21 che nel 1986 perse la finale dell’Europeo contro la Spagna. Che ricordi ha di quella sfortunata partita?

Per me il ricordo di quella partita è davvero amaro e non solo per la sconfitta. Giocai circa mezz’ora della gara d’andata subentrando a Mancini. Nella partita di ritorno mister Vicini mi spedì inspiegabilmente in tribuna. Ci rimasi malissimo, anche perché se eravamo arrivati in finale era stato anche grazie ai miei gol. Purtroppo contro la Spagna perdemmo ai calci di rigore e in entrambe le partite fummo molto sfortunati. Fino a quel momento il nostro cammino era stato entusiasmante e costellato da una serie di vittorie.

Azeglio Vicini era riuscito a creare davvero un bel gruppo. Eravamo molto uniti e tra di noi c’era grande entusiasmo e voglia di vincere.

Cosa ne pensa del momento attuale del calcio italiano? Non pensa che ci sia una certa sopravvalutazione di alcuni giovani?

E’ vero, ma questo succede perché ormai i talenti italiani sono talmente pochi che non appena se ne intravede uno si tende subito ad osannarlo e ad esagerare con giudizi troppo affrettati. L’altro problema è che il calcio moderno è diventato troppo mediatico e in questo modo viene amplificato tutto ciò che gira intorno a questo mondo.

Di cosa si occupa attualmente?

Ho un bar gelateria a Lecce, ma la mia più grande passione è la pesca; infatti a questo hobby dedico la gran parte del mio tempo libero.

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