Il neopromosso Verona si apprestava ad affrontare la Serie A con fiducia, ma allo stesso tempo consapevole che l’unico obiettivo al quale poteva aspirare era quello del raggiungimento della salvezza.
Gli anni del grande Verona di Bagnoli erano ormai lontani, e gli scaligeri dopo l’ottima stagione in B cercavano conferme in massima serie.
Sulla panchina gialloblu fu riconfermato Eugenio Fascetti, specialista nelle promozioni, che questa volta era chiamato a fare la differenza anche in A.
La campagna acquisti della società veronese ebbe come fiore all’occhiello l’acquisto di un grande talento come Dragan Stojkovic.
Stojkovic era un centrocampista offensivo dotato di grande tecnica, che dopo aver incantato con la Stella Rossa e ai mondiali di Italia ‘90, memorabile la sua doppietta contro la Spagna, si era trasferito in Francia al Marsiglia. Nel campionato francese il calciatore jugoslavo giocò pochissime partite a causa di un grave infortunio al ginocchio. Il Verona, nonostante alcuni dubbi legati alla sue condizioni fisiche, decise di acquistare Stojkovic sborsando circa 9 miliardi di lire.
Un altro rinforzo importante fu quello dell’attaccante rumeno Florin Raducioiu, calciatore dall’indubbio talento, ma che alla prima esperienza in Italia nelle file del Bari aveva dimostrato di essere forse ancora acerbo per il nostro campionato. Gli scaligeri puntarono anche sull’usato sicuro, assicurandosi gli ingaggi di calciatori esperti come Renica, Luca Pellegrini e Celeste Pin.
La squadra sembrava essere all’altezza della situazione, ma dopo le prime giornate emersero notevoli difficoltà. Il Verona perse le prime tre partite, ma riuscì a riscattarsi con due vittorie casalinghe consecutive contro Bari e Cremonese. Purtroppo i due calciatori che avrebbero dovuto fare la differenza, Stojkovic e Raduciou, delusero le aspettative. L’attaccante rumeno era molto bravo dal punto di vista tecnico, ma sbagliava gol clamorosi, e col passare delle giornate quegli errori iniziarono a pesare come macigni.
Stojkovic anche a Verona, come era già successo in Francia, era spesso infortunato e tra l’altro i continui impegni con la sua nazionale non permisero un tranquillo recupero. Forse la migliore partita di Dragan in Serie A fu quella giocata contro l’Inter il 9 febbraio 1992. In quella occasione il calciatore jugoslavo mise in mostra tutto il suo talento con giocate di altissimo livello, che permisero al Verona di ottenere un importantissimo successo per la lotta salvezza. Il campione della Stella Rossa e di Italia ‘90 sembrava essere tornato, ma purtroppo non fu così. Il centrocampista ex Marsiglia continuava ad avere problemi fisici e quando giocava faceva fatica ad incidere. Intanto la stagione per i veneti si complicò: la classifica iniziava a farsi sempre più complicata e Fascetti fu esonerato. Alla venticinquesima giornata al posto del tecnico viareggino arrivò la coppia Liedholm-Corso, una scelta forse sbagliata. Il cambio in panchina si rivelò inutile, e i gialloblu finirono mestamente in B chiudendo il campionato al terzultimo posto, precedendo Cremonese e Ascoli.
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Il Verona nella stagione 1991-92 era pronto per affrontare da neopromossa il nuovo campionato di Serie A. Nell’estate del 1991 il presidente scaligero Alberto Mazzi ed il confermatissimo mister Eugenio Fascetti (all’epoca un vero specialista delle promozioni dalla B alla A), cercarono di programmare la campagna acquisti per assicurare ai tifosi scaligeri una salvezza tranquilla.

La società gialloblu aveva già in rosa due stranieri: l’attaccante rumeno Raducioiu ed il centrocampista svedese Prytz. A quel punto il giovane presidente del Verona cercava un colpo ad effetto con il quale migliorare definitivamente il tasso tecnico della squadra. L’ idea di Mazzi e di Fascetti fu quella di rilanciare un grande talento del calcio mondiale: Dragan Stojkovic.

Stojkovic era un centrocampista offensivo dotato di grande tecnica individuale, che dopo aver incantato con la Stella Rossa e ai mondiali di Italia ‘90 (memorabile la sua doppietta contro la Spagna), si era trasferito in Francia al Marsiglia. Nel campionato francese il calciatore jugoslavo giocò pochissime partite a causa di un grave infortunio al ginocchio.

Il Verona, nonostante alcuni dubbi legati alla sue condizioni fisiche, decise di acquistare Stojkovic sborsando circa 9 miliardi di lire.

L’avvio di stagione per il talento scaligero fu difficile: i risultati per la compagine di Fascetti stentavano ad arrivare e ancora una volta quel maledetto ginocchio continuò a dare problemi. Dragan anche a Verona era spesso infortunato e tra l’altro i continui impegni con la sua nazionale non permisero un tranquillo recupero. Forse la migliore partita di Stojkovic in Serie A fu quella giocata contro l’Inter il 9 febbraio 1992 . In quella occasione il calciatore jugoslavo mise in mostra tutto il suo talento con giocate di altissimo livello, che permisero al Verona di ottenere un importantissimo successo per la lotta salvezza. Il campione della Stella Rossa e di Italia ‘90 sembrava essere tornato, ma purtroppo non fu così. Il centrocampista ex Marsiglia continuava ad avere problemi fisici e quando giocava faceva fatica ad incidere. Intanto la stagione per i veneti si complicò: Fascetti fu esonerato e al suo posto fu scelta la coppia Liedholm-Corso che però non evitarono la retrocessione in Serie B.

Per Dragan Stojkovic l’esperienza italiana si rivelò molto più complicata del previsto. In realtà, anche se a sprazzi, il calciatore dimostrò di avere delle giocate da vero fuoriclasse, ma purtroppo i problemi fisici lo condizionarono pesantemente e in maniera determinante.

Qualche anno più tardi Fascetti dirà di lui: ” Dragan Stojković è stato in assoluto il calciatore più forte che io abbia mai allenato. Purtroppo arrivò a Verona in condizioni fisiche precarie e giocò poche partite. Fu costretto a convivere per tutta la stagione con un ginocchio gonfio, ma nonostante questo non si tirava mai indietro. Era un ragazzo squisito ed un professionista molto serio. Ricordo che in quel campionato vincemmo una partita contro l’Inter, ma praticamente la vinse da solo. Fu uno spettacolo!”.

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