Era il 17 ottobre 1987, e gli azzurri affrontavano a Berna la Svizzera in una partita valevole per le qualificazioni ad Euro ‘88 (gruppo 2).
La squadra di Vicini era reduce da una brutta sconfitta subita contro la Svezia nel mese di giugno, e per non correre rischi in vista della qualificazione avrebbe dovuto battere la Svizzera, che all’epoca non rappresentava un ostacolo insormontabile.
L’Italia si schierava con la seguente formazione:
Zenga, Ferrara, Ferri, F. Baresi, Cabrini, Bagni, De Napoli, Donadoni, Altobelli, Giannini, Vialli   All. Vicini
La partita si rivelò subito più complicata del previsto, la Svizzera dimostrò di essere sin da subito una compagine particolarmente ostica da affrontare e ben messa in campo. In avanti Vialli e Altobelli facevano fatica a trovare spazi e l’impressione era che la squadra di Vicini fosse in una fase di involuzione. Tra l’altro ricordiamo che in quegli anni per l’Europeo si qualificava solo ed esclusivamente la prima di ogni girone, a cui si andava ad aggiungere la nazionale del paese ospitante. Per cui perdere più di una partita, significava compromettere la qualificazione.
Il match si avviava stancamente verso la fine del primo tempo, quando lo svizzero Geiger colpì benissimo di testa una punizione proveniente dalla destra, la palla era indirizzata con forza verso l’incrocio dei pali, ma Zenga inventò una parata prodigiosa e con la mano destra riuscì a salvare un gol praticamente sicuro. Un vero miracolo quello compiuto dal portierone dell’Inter, che ancora oggi considera questa parata la più difficile della sua lunga carriera.
Nella ripresa gli azzurri andarono vicini al gol con Vialli, ma la supremazia degli uomini di Vicini fu abbastanza sterile e nonostante gli ingressi di Ancelotti e Mancini il risultato non cambiò. La partita terminò con il risultato di 0-0, un punteggio pericoloso che condannava gli azzurri a vincere contro Svezia e Portogallo, cosa che per fortuna avvenne nelle ultime due gare del girone.
Per fortuna l’eccezionale parata di Walter Zenga aveva permesso agli azzurri di non perdere la seconda partita consecutiva. Era chiaro che con un altro risultato negativo la qualificazione degli azzurri si sarebbe maledettamente complicata.
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Era il 7 giugno 1981 e allo stadio Ballarin di San Benedetto del Tronto si giocava la partita Sambenedettese-Matera. Era l’ultima gara del campionato di C1 gir.B della stagione 1980/81.

Alla Sambenedettese mancava un solo punto per conquistare l’aritmetica promozione in Serie B e per l’occasione allo stadio era previsto il pubblico delle grandi occasioni.

La squadra allenata da Nedo Sonetti poteva annoverare tra le sue fila anche un giovane Walter Zenga ed il capitano Gigi Cagni.

I tifosi avevano preparato un’importante coreografia nella quale erano stati utilizzati ben sette quintali di carta di giornale. All’inizio del match partì subito la festa sugli spalti, ma ben presto si capì che c’era qualcosa che non andava: in curva sud iniziò a divampare un incendio alimentato da un fumogeno o da un mozzicone di sigaretta. Quel giorno soffiava anche un forte vento di scirocco e così in pochi secondi le fiamme diventarono altissime e la gente ovviamente in preda al panico cercò di scappare in tutti i modi. Si scatenò l’inferno. La situazione precipitò anche per le scadenti condizioni di sicurezza dello stadio, l’incendio fu domato dopo oltre quindici minuti ma ormai la tragedia era già avvenuta. I feriti furono oltre un centinaio, di cui tredici ustionati gravi.

Purtroppo due ragazze persero la vita: Maria Teresa Napoleoni di 23 anni e Carla Bisirri di 21.

Nonostante tutto si continuò a giocare, la partita terminò 0-0 e la Sambenedettese fu promossa in B. Quella che per San Benedetto del Tronto sarebbe dovuta essere una festa si trasformò in una tragedia.

Una tragedia evitabile visto che in seguito si venne a sapere che i cancelli d’emergenza erano bloccati e l’idrante più vicino non pompava acqua.

La vicenda finì in Tribunale dove il Comune di San Benedetto fu condannato a risarcire i danni alle famiglie delle vittime.

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